RYUICHI SAKAMOTO, ALVA NOTO - Conversations 12

2026 (Noton)
ambient, elettronica

A tre anni dalla scomparsa di Ryuichi Sakamoto, Alva Noto rende pubblico il carteggio artistico di ciò che avrebbe potuto essere e non è stato. Ciò che non è diventato un nuovo episodio della fruttifera collaborazione tra i due ha dato vita a “12″ (Milan Records, 2023), l’album-testamento del compositore giapponese. Un disco capace di fotografare la quotidianità della malattia, il rapporto con l’eterno, e la fragilità dell’animo umano sui confini ultimi dell’esistenza.
“12″ è un episodio straordinario e commovente, un’opera delicata, sospesa tra le caduche armonie del pianoforte e i quieti riverberi dei sintetizzatori. Una collezione di brani crepuscolari che nei bozzetti preliminari non sono riusciti ad amalgamarsi come desiderato all’elettronica minimale. Lo stesso Carsten Nicolai scrive che “inizialmente, ogni intervento sembrava quasi fuori luogo”. Un crampo insolubile che ha portato all’abbandono del progetto.

Va subito premesso che la delicata lucentezza della pentalogia “V.I.R.U.S.” (con gli splendidi “Summvs” e “Vrioon”) mostra quanta complicità, stima e reciproca volontà di contaminazione c’è sempre stata fra i due artisti; ma “12” è ontologicamente un’altra cosa. Potremmo legarlo a tutta una suggestione da “libro d’ombra” di Tanizaki, alle atmosfere severe e distaccate della tradizione giapponese, dove la ritualità, il silenzio e la discrezione sono i fondamentali estetici e spirituali dell’esistenza. Un’esistenza che anche nella consapevolezza dei suoi ultimi momenti non vuole rinunciare a una dignitosa compostezza.
Dunque è spontaneo chiedersi: che senso ha licenziare un lavoro che, al netto dei brani, rischia di essere un “12” “rumorizzato”?

Prendiamo un esempio paradigmatico: “Conversation 3” che corrisponde alla “20211201” di “12”. L’originale è un episodio toccante. L’andare del pianoforte e l’allargarsi etereo del pad in sfondo stanno appesi a un respirare greve, meccanico e denso come fosse il soffietto di un respiratore. Nella sua rilettura, il brano viene allagato di appunti elettronici, battimenti e texture frantumate che agiscono come un disturbo catodico su un bianco e nero. Oppure: “Conversation 8”. L’originale “20220302 – Sarabande” è un dolcissimo soliloquio pianistico, senza sintetizzatori. In un’atmosfera di sottile meraviglia, la quiete sembra delicatamente dipanare il dolore, dispiegare un velo lieve di sospensione e creare un illusorio terso sollievo pomeridiano. Il nero riverbero elettronico del corrispettivo aggiunge alle spalle della composizione un’ombra di inquietudine che ne aggrava l’atmosfera. Un appesantimento che esplicita ogni non detto.

Insomma, è un’opera che soffre mostruosamente la sua natura derivativa. Ci sono anche episodi discreti, come i quattro movimenti di “Conversation 9” e la delicata “Conversation 11”, nei quali le sottolineature elettroniche dolcemente nascono e muoiono sul tocco delle corde. Purtroppo, però, sembrano funzionare di maniera (stiamo sempre parlando di Alva Noto), senza riuscire mai del tutto ad aggiungere valore all’originale.
“Per molto tempo, pubblicare questa musica è sembrato impossibile. La perdita era stata troppo improvvisa e il legame emotivo troppo profondo”, ammette l’artista austriaco. È commovente, e per questo, alla fine, se ne comprende il desidero di tornare a confrontarsi con il ricordo dell’amico scomparso, per spezzare un silenzio insopportabile. Meno forse si riesce a giustificare una pratica che nella storia della musica non funziona quasi mai: il recupero filologico dei bozzetti scartati.

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26/09/2026

Tracklist

  1. 1. Conversation 1
  2. 2. Conversation 2
  3. 3. Conversation 3
  4. 4. Conversation 4
  5. 5. Conversation 5
  6. 6. Conversation 6
  7. 7. Conversation 7
  8. 8. Conversation 8
  9. 9. Conversation 9 (Part I)
  10. 10. Conversation 9 (Part II)
  11. 11. Conversation 9 (Part III)
  12. 12. Conversation 9 (Part IV)
  13. 13. Conversation 9 (Part V)
  14. 14. Conversation 10
  15. 15. Conversation 11
  16. 16. Conversation 12

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