A cura di Ljós Berinn
Uncle Acid & the Deadbeats non è una band: è un’evocazione. Nata a Cambridge nel 2009 dalle mani di Kevin Starrs, questa entità ha scelto le ombre come dimora e il fuzz come lingua. Il loro suono è un rituale di necromanzia sonora: riff che affondano nel fango del 1968, organi che gemono come fantasmi in un jukebox dimenticato, voci che sussurrano da un altrove che non è mai esistito. Con Blood Lust (2011) il culto è deflagrato, un album che ha conquistato uno status di culto rabbioso tra la confraternita mondiale del doom.
Da allora, la loro discografia è un grimorio in espansione: “Mind Control” (2013), The Night Creeper (2015), Wasteland (2018), fino a “Nell’ Ora Blu” (2024) e “Shapes of Midnight” (2026). Starrs, unico custode di questo mondo, usa strumenti d’epoca per forgiare un suono che è insieme omaggio e profanazione. Hanno suonato con i Black Sabbath e calcato i palchi di Roadburn e Hellfest, ma non hanno mai cercato la luce. Preferiscono le tenebre. E in quelle tenebre, la loro musica continua a pulsare: un cuore nero che batte nel petto di un’epoca che non ha mai smesso di morire.
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