È morto a 74 anni Peter Byrne, cantante e cofondatore dei Naked Eyes, una delle formazioni simbolo del synth-pop britannico dei primi anni Ottanta. Byrne si è spento il 14 settembre a Los Angeles, dove viveva da tempo, dopo una breve malattia. La notizia è stata comunicata dalla band e confermata dal suo portavoce Jim Merlis, secondo il quale il musicista è morto “serenamente”. Non è stata resa nota la causa precisa della morte.
Nato in Inghilterra, Byrne aveva cominciato il suo percorso musicale insieme a Rob Fisher, conosciuto ai tempi del college a Bath. Dopo alcune esperienze precedenti, i due fecero parte dei Neon, formazione nella quale militavano anche Roland Orzabal e Curt Smith, destinati poco dopo a fondare i Tears for Fears. Byrne e Fisher decisero però che scrivere e registrare canzoni li interessava più della vita di una band tradizionale. “Decidemmo di tornare al punto di partenza”, avrebbe ricordato anni dopo Byrne.
Nacquero così i Naked Eyes, costituiti come duo e messi sotto contratto dalla Emi. La loro musica, costruita attorno alle tastiere e alle programmazioni di Fisher e alla voce limpida e immediatamente riconoscibile di Byrne, trovò terreno particolarmente fertile negli Stati Uniti, nel pieno di quella stagione definita “seconda British Invasion”, quando l’esplosione di Mtv contribuì al successo americano di numerosi gruppi britannici new wave e synth-pop.
Il grande successo arrivò già con il primo singolo, una rilettura di “Always Something There to Remind Me”, classico scritto da Burt Bacharach e Hal David. La versione dei Naked Eyes trasformò il brano in un elegante pezzo synth-pop e raggiunse la Top 10 negli Stati Uniti, in Canada e in Australia.
Nel 1983 uscì quindi l’album d’esordio, pubblicato come “Burning Bridges” nel Regno Unito e in gran parte del mondo e semplicemente come “Naked Eyes” negli Stati Uniti e in Canada. Il disco raggiunse il numero 32 della classifica americana e produsse altri due successi: “Promises, Promises”, arrivata al numero 11 negli Stati Uniti, e “When the Lights Go Out”. Di “Promises, Promises” furono realizzati anche remix, rimasti all’epoca inediti, ai quali partecipò Madonna.
Curiosamente, nonostante fossero britannici, i Naked Eyes non riuscirono mai a entrare nella Top 40 dei singoli nel Regno Unito, mentre negli Stati Uniti divennero uno dei nomi più riconoscibili del pop elettronico dei primi anni Ottanta. Nel 1984 pubblicarono il secondo album, “Fuel For The Fire”, dal quale venne estratta “(What) In the Name of Love”, altro singolo da Top 40 americana, successivamente remixato da Arthur Baker.
L’esperienza del duo, tuttavia, si interruppe poco dopo. La complessità del loro suono elettronico rendeva difficile riprodurre dal vivo ciò che Byrne e Fisher realizzavano in studio e, dopo il secondo album, i Naked Eyes si sciolsero. Byrne avrebbe in seguito indicato tra le ragioni della separazione anche la distanza geografica tra lui e Fisher, che vivevano rispettivamente a Los Angeles e Londra, e il progressivo venir meno del sostegno della Emi.
Negli anni successivi Byrne lavorò soprattutto dietro le quinte come autore e produttore, scrivendo anche musica per il cinema e la televisione. Nel 1985 prestò inoltre la voce ai cori di “Part-Time Lover” di Stevie Wonder, singolo che raggiunse il numero uno negli Stati Uniti. Tra le sue collaborazioni successive ci fu anche una canzone per Mary-Kate e Ashley Olsen.
Dopo la morte di Rob Fisher nel 1999, a soli 42 anni, Byrne mantenne in vita il nome Naked Eyes trasformandolo di fatto in un proprio progetto. Nel 2001 pubblicò l’album solista “The Real Illusion”, mentre negli anni successivi tornarono nuove uscite a nome Naked Eyes, tra cui “Fumbling With the Covers” nel 2007 e “Disguise The Limit” nel 2021. Byrne riprese inoltre a esibirsi regolarmente, soprattutto negli Stati Uniti, partecipando a numerosi tour dedicati alla musica degli anni Ottanta accanto ad artisti come Go-Go’s e Human League. Nel 2025 era stata pubblicata anche una nuova versione rimasterizzata dell’esordio dei Naked Eyes.
La musica era rimasta fino alla fine il centro della sua vita. “È stata il principale obiettivo della mia vita da quando avevo 18 anni. In realtà non è cambiato niente”, raccontava nel 2017. Byrne descriveva una routine rimasta intatta con il passare dei decenni: alzarsi al mattino, prepararsi un caffè, prendere la chitarra e appuntare qualche idea, fino al momento in cui da quegli scarabocchi poteva emergere una nuova canzone. Peter Byrne lascia i tre figli Merlin, Dylan e Chloe, avuti dall’ex-moglie Elena, e i fratelli Eileen, Sandy, Carol e Steve.
Aggiungi OndaRock alle tue Fonti preferite su Google Discover. Non perderti le nostre recensioni, le pietre miliari e le ultime news direttamente nel tuo feed.