La quarta stagione della serie antologica “Monster”, dopo “Dahmer“, i fratelli Menendez ed “Ed Gein“, muta radicalmente scenario, cambiando addirittura secolo: adesso ci troviamo nel Diciannovesimo secolo e, per la prima volta, al centro della storia c’è una (presunta) killer donna. La storia di Lizzie Borden viene raccontata nello stile di Netflix, quindi non con una coerenza storica assoluta – cosa già accaduta nelle altre stagioni della serie – cercando – come di consueto – di cogliere gli aspetti principali della psicologia dei serial killer, scavando a fondo nei motivi che hanno trasformato questi individui nei cosiddetti “mostri”. Quindi il mostro non è un mostro, almeno non del tutto. Lo è a volte, sempre spinto da una famiglia terribile che ha trasformato un bambino, lentamente, passo dopo passo, in un assassino spietato.
Bryce Dessner, conosciuto soprattutto come chitarrista dei National e dei Clogs, è anche un ricercato compositore di classica contemporanea che da vari anni si muove tra post-minimalismo e composizione orchestrale, senza disdegnare mai i suoi legami con la musica pop, come dimostra ad esempio “El Chan” del 2019.
Con la colonna sonora di “Monster: The Lizzie Borden Story”, Dessner non sembra interessato a costruire una musica semplicemente inquietante o minacciosa, scegliendo invece una strada sorprendentemente elegante, luminosa e a tratti perfino giocosa. Dessner non vuole ripetere le sonorità delle classiche colonne sonore horror, né avvicinarsi a quelle delle precedenti stagioni, come “Dahmer” o “Ed Gein”, cercando invece di portare la propria musica – senza tradirla e senza tradire lo spirito della serie – all’interno di un contesto che poteva essergli poco congeniale.
“Monster Theme” mette già in evidenza una bizzarria. Il tema dedicato a un “mostro” non fa affatto paura ed evita deliberatamente qualsiasi cliché horror: anzi, è allegro, sinfonico e scherzoso allo stesso tempo, certamente distante da ciò che ci si aspetterebbe dalla musica associata alla storia di Lizzie Borden. Dessner sceglie cioè di alleggerire una storia cupa con sonorità che sembrano riprendere alcune soluzioni della colonna sonora neoclassica di “Bridgerton” firmata da Kris Bowers, probabilmente una delle più riconoscibili tra le serie tv Netflix. Se si pensa al tema di “Ed Gein”, la differenza è lampante.
Il vero elemento unificante della partitura rimane, come prevedibile, il post-minimalismo. Le tre note ripetute di “Marriage Proposal” o di “Maggie Kiss” sono emblematiche della provenienza culturale di Dessner.
“You Can And You Will” e “Real Mother” rappresentano probabilmente i momenti nei quali questa formula raggiunge il massimo risultato emotivo, con crescendo sinfonici di pochi minuti indubbiamente evocativi. “Maggie’s Crate” costituisce invece il versante più virtuosistico, con poche note di pianoforte suonate a velocità vertiginosa, mentre è da segnalare “Lizzie Steals”, una pagina per pianoforte dal sapore classico-romantico, degna del secolo abitato dalla vittima/carnefice Lizzie.
L’ironia e l’eleganza sono gli aspetti più interessanti di questa moderna musica da camera. Sarebbe stato più facile realizzare una colonna sonora horror fatta di droni o dissonanze. Proprio la scelta di Dessner di esplorare territori totalmente diversi è certamente il principale punto di forza di questa colonna sonora, la più originale tra quelle realizzate finora per la serie “Monster”.
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04/10/2026