Con centinaia di nuove uscite ogni settimana, diventa sempre più difficile decidere cosa ascoltare e cosa invece sacrificare.
Questa nuova rubrica di OndaRock vi accompagnerà ogni giovedì con lo scopo di aiutarvi a scegliere quali onde cavalcare nel mare di dischi in uscita il giorno dopo.

Giovanni Lindo Ferretti – Percuotendo, in cadenza (art rock, singer-songwriter) – Giovanni Lindo Ferretti entra in scena e comincia a percuotere. Non solo le percussioni di Simone Beneventi e le corde di Luca Alfonso Rossi: percuote la memoria, la carne, la terra. Queste registrazioni live si compiono come un rito di passaggio, un teatro-canzone dove le parole dei CCCP e dei CSI si mescolano ai racconti di una vita. Oltre quarant’anni di musica intrapresi con una traiettoria totalmente personale portati in tour in dieci tra i più prestigiosi teatri e auditorium italiani.
Greta Van Fleet – Palace For The People (hard rock) – Tra le band più amate e odiate del panorama rock contemporaneo, gli statunitensi Greta Van Fleet si affacciano alla soglia del quarto album con uno stile ormai solido e la bellezza di cinque milioni di ascoltatori mensili su Spotify. I brani già diffusi suggeriscono una possibile evoluzione rispetto a quel mix Rush/Led Zeppelin che ha tanto diviso gli appassionati rock. Riusciranno questa volta a conquistare anche scettici e indecisi?
Remi Wolf – Mud (Contemporary R&B, Indie Pop) – Il terzo album di Wolf abbandona i synth e le drum machine dei suoi esordi technicolor e si mette a nudo: chitarre, voci, silenzi. “Mud” non è un disco sulla guarigione: è la guarigione in tempo reale, registrata mentre accade. Fango, sudore, lacrime. E alla fine, la pelle nuova.
Death Valley Girls – Welcome To Earth (psychedelic rock)
Dalle ceneri dell’Eaton Fire, Bonnie Bloomgarden ha raccolto ciò che resta: una casa perduta, un cane perduto, e una domanda che non ammette risposte facili. “Welcome To Earth” nasce da quel silenzio. Non è un disco sulla perdita: è un rituale di connessione.
La psichedelia delle origini si scioglie in canti comunitari, armonie girl-group, cori di voci che trasformano il lutto in celebrazione. Gregg Foreman suona qui per l’ultima volta.
Pet Shop Boys – A Man From The Future (synth-pop) – E’ il matematico Alan Turing l’uomo del futuro che dà il titolo al sedicesimo album in studio del duo più famoso del pop elettronico. Stando alle anteprime offerte dalla band alla Bbc c’è da aspettarsi la solita elettronica ma anche cariche partiture orchestrali.
Teenage Fanclub – Do Not Dare To Dream (noise-pop, power-pop) – Uscita numero tredici per i veterani scozzesi del noise-pop, questa volta per Merge. Resilienza e resistenza al tempo che scorre sono al centro delle parole che scorrono sui soliti, avvincenti intrecci di chitarra, questa volta più malinconici che mai e accompagnati da qualche vibrazione sintetica.
Troye Sivan – She’s The Best (dance pop, grunge pop) – La giovane popstar australiana promette un quarto disco molto più sporco del solito. Certo il dance-pop dalla forte carica LGBTQ è ancora al centro del progetto, ma questa volta la musica di Troye ammicca agli anni 90/00 di Janet Jackson, Kylie Minogue, The Avalanches e addirittura al grunge.
The Pineapple Thief – Far And Wide (progressive rock) – Forti della presenza fissa di Gavin Harrison, batterista dei Porcupine Tree, i Pineapple Thief sono una delle formazioni più seguite del panorama progressive contemporaneo. La loro formula, fin dal nome, presenta forti assonanze con la band di Steven Wilson, ma da sempre si contraddistingue per la cura delle atmosfere e l’affinità con le costruzioni trip-hop. Pressoché certo che i fan storici saluteranno questo dicassettesimo album come l’ennesimo capolavoro. Visto il livello delle ultime uscite, però, il disco potrebbe sorprendere anche ascoltatori nuovi.
Dawn Richard – Creole Culture (alternative r&b) – La celebre artista r&b chiude con “Creole Culture” la trilogia su New Orleans cominciata con “New Breed” del 2019 e proseguita con “Second Line” di due anni dopo. Le anticipazioni mostrano la solita classe e un istinto soul alm servizio di scenari retro-futuristici.
Marina Herlop – Dja Dja (folktronica) – Nei suoi album precedenti, la trentaquattrenne catalana Marina Hernández López ha dimostrato che il linguaggio della folktronica sa ancora reinventarsi, tessendo nuovi legami con la musica tradizionale e le frontiere più progressive della deconstructed club. Il nuovo Lp promette una nuova, affascinante esplorazione di questa terra ibrida, dove l’astrazione del suono digitale incontra il tepore di richiami acustici e intrecci vocali.
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