Julia Holter pubblica "The Laugh Is In The Eyes", un inedito che si aggiunge alla sua recente esplorazione musicale inaugurata con l'album "Something In The Room She Moves", uscito qualche mese fa. Realizzato insieme al produttore Kenny Gilmore e con la collaborazione di Elizabeth Goodfellow, Devra Hoff, Chris Speed e Tashi Wada, il brano si avventura tra i temi del cambiamento e del risveglio interiore, descritti da Holter come un’indagine sul corpo e la mente in continua trasformazione. La composizione si muove tra frenesia e quiete, in un intreccio sonoro che riflette il contrasto tra questi stati. Ascolta qui sotto "The Laugh Is In The Eyes".
"Il brano è nato dalle stesse session di 'Something In The Room She Moves' - racconta Julia Holter - e condivide con l’album la devozione al cambiamento e alle sensazioni corporee. C’è una frenesia circolare, una sorta di ritmo in 5/4 affiancato da un 4/4, un cerchio e un quadrato. Come nella canzone 'Spinning', un risveglio sorprendente attende in uno stato ‘notturno’— dal ristagno all’anticipazione dei fiori, dei flauti, del sentire".
Uscito a ben sei anni di distanza dall'ultimo "Aviary" (unica eccezione la colonna sonora per "Never Rarely Sometimes Always"), "Something In The Room She Moves" è l'ennesima conferma della rigorosa scelta dell'artista americana di non ripetere mai lo stesso cliché creativo. Malgrado un giustificato bias cognitivo induca ad associare al titolo dell'album i Beatles di "Abbey Road" (l'artista ha dichiarato di aver pensato ai Beatles sia quando era incinta sia quando cantava la ninna nanna al figlio), c'è un'ulteriore ragion d'essere per "Something In The Room She Moves", che va ricercata nella forse più banale, ma reale, difficoltà che Julia Holter ha affrontato nel periodo pandemico e post-pandemico: come molti suoi colleghi, anche la Holter ha dovuto combattere con la stasi dell'ispirazione, non trovando conforto neppure nelle arti attigue (letteratura, cinema, pittura). Per sconfiggere lo stallo emotivo e creativo, l'artista statunitense si è concentrata sul presente, sull'immanente: poter catturare l'attimo fuggente e la caducità dei sentimenti è stato il vero centro nodale di un disco ancora una volta poco allineato, un'esplorazione dell'anima e delle sue connessioni fisiche e sentimentali. I continui problemi di salute di alcuni membri della band nonché personali (per un periodo Julia non ha potuto cantare), hanno scompaginato una routine produttiva che la Holter ha definito tossica. "Something In The Room She Moves" è un duro schiaffo alla logica dell'iperproduttività ad uso e consumo dello streaming, nonché della visibilità a discapito della qualità, un disco concepito con un'etica che appartiene al passato. Ci sono un'ingenuità, un azzardo intellettuale, un'attenzione alle imperfezioni più che all'estetica: una scelta artisticamente vincente, per un disco dolcemente surreale, in cui ognuna delle dieci tracce evoca emozioni e suggestioni. Dieci tracce per 54 minuti di colte e lussuose intuizioni artistiche, un incanto senza fine.