di Ljós Berinn
Poppy è una figura costruita sul cortocircuito. Nata come progetto concettuale tra pop artificiale, performance e internet culture, ha trasformato l’estetica della bambola ipercontrollata in un dispositivo critico, giocando con identità, linguaggio e potere dell’immagine. Dietro l’apparente levigatezza si è sempre mossa una tensione sotterranea, una frizione costante tra accessibilità e disturbo, tra superficie e disagio.
Negli anni questo attrito è esploso in una traiettoria sonora sempre più dura: dal pop decostruito al metal, dall’ironia al confronto fisico con il suono. Poppy usa i generi come maschere e come armi, senza mai aderire del tutto a una scena o a un’ortodossia. Il suo rimane un progetto solitario e mutante, in cui la musica è al tempo stesso veicolo, linguaggio e campo di battaglia.