Quando Lucio Battisti ruppe con Mogol

26-02-2026

Per oltre quindici anni hanno rappresentato il tandem d’oro della canzone italiana. Musica e parole procedevano su binari paralleli ma convergenti: l’invenzione melodica di Lucio Battisti, la scrittura evocativa di Giulio Rapetti alias Mogol. Già a fine anni Settanta, tuttavia, quell’equilibrio aveva iniziato a incrinarsi. A partire da "Una donna per amico" (1978), infatti, il rapporto creativo aveva lasciato trapelare i primi segni di divergenza. Le liriche restavano firmate da Mogol, ma l’asse musicale si spostava con decisione verso l’estero: registrazioni in Inghilterra, produzione curata nei dettagli, crescente attenzione per funk ed elettronica. Brani come "Prendila così" e la title track evidenziavano una scrittura musicale più stratificata, meno dipendente dalla tradizionale forma strofa-ritornello. Come se la musica cominciasse a procedere con una logica autonoma rispetto al testo.
Nel 1980 esce "Una giornata uggiosa", l’ultimo capitolo della collaborazione. L’atmosfera è più cupa, introversa. Le tastiere elettroniche diventano centrali; l’impianto sonoro prelude a una svolta radicale. Anche sul piano simbolico il disco sembra registrare una separazione imminente: "Con un nastro rosa", con quel verso "Lo scopriremo solo vivendo", assume retrospettivamente il valore di un congedo.

Dietro il divorzio

La frattura, però, non è soltanto una questione artistica. Esiste infatti un nodo economico, relativo alla gestione dei diritti. I due avevano fondato le Edizioni musicali Acqua azzurra e la Numero Uno per controllare direttamente diritti e produzioni. Con il tempo, la ripartizione delle quote diventò motivo di attrito.
Mogol ha spiegato più volte che la questione non era meramente finanziaria, anche nell’intervista presente sulle nostre pagine: “Fui io a non accettare più di scrivere con lui. Gli avevo chiesto semplicemente pari condizioni, lui all’inizio sembrava aver accettato, poi ha cambiato idea e io allora ho deciso di mollare. Quando abbiamo iniziato a lavorare insieme, la Siae prevedeva 8/24esimi all’orchestratore e 4/24esimi all’autore delle canzoni, e io ho accettato queste condizioni, anche se all’epoca io ero già noto e lui no, ma era la norma. Però alla fine nelle edizioni io avevo il 9% e lui il 52%, la cosa giusta sarebbe stata 50 e 50 e io ho chiesto questa condizione per proseguire la nostra co-edizione. Ma lui non ha accettato. Gli dissi che non avrei più lavorato con lui. Non fu per questioni di soldi, ma di principio”. Mogol, inoltre, aa inoltre lasciato intendere che la moglie di Battisti, Grazia Letizia Veronese, avesse assunto un ruolo sempre più influente nelle decisioni, irrigidendo le posizioni. Un contrasto, quello con “Velezia”, che sarebbe proseguito a lungo anche dopo la morte di Battisti, tra cause legale e interviste avvelenate.

Dal canto suo, Battisti parlò di "divergenze artistiche insanabili". Nessuna rottura pubblica, nessun litigio plateale: piuttosto un silenzio crescente. Del resto, l’artista di Poggio Bustone già da fine anni Settanta stava guardando oltre l’orizzonte di quella canzone melodica italiana che aveva costituito il caposaldo della collaborazione con Mogol: era affascinato dall'elettronica new wave, dalle produzioni di Brian Eno e David Bowie, dal new romantic, dall'elettro-pop che a inizio decennio, in varie forme, impazzava oltremanica. La sua, in ogni caso, non si limiterà a essere un'operazione di adeguamento a nuove mode: con i "dischi bianchi", Lucio Battisti confermerà ancora una volta di essere in grado di rielaborare con grande originalità fonti e stili differenti, creando un amalgama inusuale fra la canzone pop, la poesia più ermetica, le fascinazioni elettroniche e certi sperimentalismi colti. Sarà portata a compimento, insomma, l'opera di decomposizione della canzone melodica italiana già avviata qualche anno addietro.
"Sì. Io la musica la concepisco come, credo, ogni lavoro debba essere concepito. Un modo per potersi rinnovare, per poter trovare nuovi stimoli, che non diventi mai noioso... – raccontava Battisti nel 1979 - Ho già scritto quattro, cinque cose e mi accorgo che sono già da un'altra parte. Ho paura di chi ha idee molto precise". E ancora: "Tutto mi spinge verso una totale ridefinizione della mia attività professionale... devo distruggere l'immagine squallida e consumistica che mi hanno cucito addosso. Non parlerò mai più, perché un artista deve comunicare solo per mezzo del suo lavoro".

Una nuova frontiera

Chiusa la storica collaborazione con Mogol, Battisti deciderà di rompere definitivamente con il pubblico, con la fama, con le hit-parade (e, con ogni probabilità, furono proprio queste sue nuove velleità a provocare la rottura con lo storico collaboratore). Così nel 1982 esce "E già". È uno spartiacque: elettronica integrale, brani brevi, scrittura scarnificata. I testi sono accreditati a Velezia, pseudonimo della moglie, anche se con il tempo acquisiranno sempre maggior forza le voci che vorrebbero attribuirne la paternità a Battisti medesimo. La discontinuità rispetto al passato è netta.
Sarà il preludio alla nascita di un nuovo, formidabile sodalizio: quello con il romano Pasquale Panella, poeta, scrittore e paroliere, innamorato del nonsense. Una collaborazione basata su un metodo opposto a quello utilizzato con Mogol: prima il testo, poi la musica. Mogol stesso ha raccontato: "Lucio mi disse che non voleva che le nuove canzoni fossero paragonate a quelle che avevamo scritto insieme. Ma aveva cambiato anche modo di scrivere. Perché con me lui faceva prima la musica e io scrivevo i testi, con Panella, invece - mi ha raccontato lui stesso - si faceva mandare i testi e poi ci costruiva sopra la musica". E ha aggiunto che Battisti gli aveva confidato l’intenzione di cantare solo "in inglese o nonsense". Scelse la seconda via: testi ellittici, frammentati, lontani dalla linearità narrativa del periodo precedente.

Il duo Battisti-Mogol aveva ridefinito la canzone italiana: struttura melodica moderna, lessico quotidiano, introspezione sentimentale capace di diventare patrimonio collettivo. Avevano costruito un modello industriale autonomo, fondando proprie strutture editoriali e discografiche. La loro separazione non fu soltanto la rottura di un sodalizio artistico, ma la fine di una intera stagione.

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