Robert Palmer è stato un artista eclettico ed elegante, capace di attraversare decenni e generi musicali con una classe e una versatilità peculiari.
Nato a Batley, nello Yorkshire, il 19 gennaio 1949, è cresciuto tra l’Inghilterra e Malta, dove si è avvicinato per la prima volta alla musica americana trasmessa dalle radio delle basi militari. Quella miscela di soul, jazz, rock e funk avrebbe lasciato un’impronta profonda nel suo stile.
La sua carriera è iniziata nei tardi
anni 60 con band come gli Alan Bown Set e i Vinegar Joe, ma è nel
decennio successivo che Palmer inizia davvero a brillare come solista. Il suo primo album, “Sneakin' Sally Through the Alley”, uscito nel 1974, mostrava subito quanto fosse difficile etichettarlo: funk, rock, R&B e quel tocco sofisticato che sarebbe diventato il suo marchio di fabbrica.
Seguirono lavori come “Pressure Drop” e “Double Fun”, che confermavano il suo gusto eclettico e la sua eleganza musicale, che avrebbero trovato finalmente la giusta consacrazione negli
anni 80.
Nel 1980 giunse la sua grande hit, "Johnny And Mary", uno di quei brani generazionali in grado di racchiudere un'epoca intera. Uscì nel 1980, all’interno dell’album "Clues", e fu un cambio di passo importante. Era un brano diverso da quelli che l’avevano preceduto: più minimalista, con una base elettronica pulsante, una linea di basso ipnotica e quella voce bassa, controllata, quasi parlata, che raccontava una storia di alienazione quotidiana con una lucidità impressionante. Johnny e Mary diventano due archetipi, due figure universali, lui tormentato e insicuro, lei calma e razionale, e Palmer riesce a rendere il tutto quasi cinematografico. Il pezzo spopolò in Europa, soprattutto in Germania e in Francia, e ancora oggi resta un classico (da ricordare la cover realizzata da
Bryan Ferry nel 2014 assieme a Todd Terje, contenuta nel suo album "
Avonmore").
Con i successivi singoli “Addicted To Love” e “Simply Irresistible”, Robert Palmer consolidò il suo successo a livello mondiale. Il video di “Addicted To Love”, tratto dall’album “Riptide”, diventò un’icona della cultura pop grazie alle modelle in abiti neri che suonavano strumenti in perfetta sincronia, con sguardi impassibili. Ma dietro quell’immagine patinata c’era un musicista serio, curioso, costantemente in cerca di nuove sonorità.
“Riptide” segnò il suo ingresso trionfale nell’era Mtv, ma Palmer non si lasciò mai sedurre completamente dal mainstream. Dopo “Riptide” arrivarono album come “Heavy Nova” e “Don’t Explain”, in cui continuava a sperimentare, fondendo bossa nova, jazz, pop e rock in un linguaggio musicale solo suo.
Parallelamente, Palmer aveva anche fatto parte dei Power Station, supergruppo formato insieme a membri di
Duran Duran e
Chic, con cui pubblicò l’album “The Power Station” nel 1985. Brani come “Some Like It Hot” e la cover di “Get It On (Bang a Gong)” dimostrarono ancora una volta quanto fosse a suo agio in contesti diversi, sempre con una voce potente e un’interpretazione elegante.
Robert Palmer era noto per il suo stile impeccabile, sempre in giacca e cravatta, spesso con sigaretta in mano, quasi a voler contrapporre la sua immagine raffinata all’energia a volte ruvida della sua musica. Ma dietro quell’aspetto da
gentleman si nascondeva un vero innovatore, un artista capace di amare i ritmi caraibici tanto quanto la precisione del pop elettronico.
È morto improvvisamente nel 2003, a Parigi, colpito da un infarto. Aveva 54 anni. La sua scomparsa ha lasciato un vuoto, ma anche una discografia che ancora oggi sorprende per varietà, coerenza e raffinatezza.