Julinko - Naebula

2026 (Maple Death/Avantgarde)
dreamgaze, ethereal-wave

Anche se sulle pagine di OndaRock abbiamo apprezzato la voce di Giulia Parin Zecchin nel progetto Bosco Sacro (“Gem” risale ormai al 2023), c'è da dire che da oltre un decennio l’artista (nonché poetessa) veneta è conosciuta soprattutto come entità individuale. Parliamo di Julinko, un nome capace di coniugare visioni eteree e affondi doomgaze, per un rituale pagano già in passato degno di attenzione.

“Naebula” è un album che scivola nel minimalismo più notturno e crepuscolare, un lavoro dove le vocals di Giulia rappresentano un pilastro e non più un semplice accompagnamento. Qui i riferimenti sono ancora più trasversali: da Jarboe a Sinead O’Connor, fino alle recenti derive dark-folk tanto care ad Anna Von Hausswolff (l’utilizzo dell’organo, determinante in alcuni passaggi, riporta in circolo quelle atmosfere già plasmate a dovere dalla musicista svedese).
È la parte centrale del lavoro a farci correre dei piccoli brividi lungo la schiena, a cominciare dalle note introspettive di “Skin Dress”, uno dei momenti più alti del disco. Molto bene anche “Unleash”, una sorta di preghiera-drone intrisa di estasi noir e di oscuri presagi, così come la lunga processione ambient di “Kiss The Lion’s Tongue” (nove minuti in cui l'anima di Julinko riflette una dimensione tanto eterea quanto allucinata).

Tra le note di “Naebula” non solo si respira una maggiore consapevolezza artistica, ma si percepisce quella voglia di cavalcare correnti ancora più profonde, senza per questo rinnegare il vecchio repertorio (l’impennata elettrica della breve ma efficace “Throw Ashes”). Perché qui si compie il fatidico passaggio dal doomgaze del precedente “Nèktar” (2019) al dreamgaze di questo nuovo glaciale appuntamento, un disco intimo, sognante e volutamente ripetitivo ma allo stesso tempo carico di vitale energia cosmica. Dopotutto, nella musica di Julinko, il cielo è costantemente tagliato dalle nuvole (ascoltatevi la sorprendente “Cloudmachine”) e da una tensione che si scarica fin dentro la terra, nelle viscere di un luogo arcano dove ogni rito si tramuta in catarsi.

Tracklist

  1. Osmòs
  2. Peace Of The Unsaid
  3. Cloudmachine
  4. Skin Dress
  5. Unleash
  6. Jeanne De Rien
  7. Kiss The Lion’s Tongue
  8. Throw Ashes
  9. Samadhi
  10. Ora Et Devoura


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