FRANKIE and Kelman Duran - McArthur

2026 (Kuboraum Editions)
art-pop, deconstructed club
C'è una linea immaginaria che collega l'estetica tropicale del McArthur Park di Los Angeles e il neoromanico della Zwölf-Apostel-Kirche (letteralmente "Chiesa dei XII Apostoli") situata nel quartiere berlinese di Schöneberg. Due spazi diametralmente opposti per concezione e storia, ma che in qualche modo hanno ispirato le nove tracce di "McArthur", primo disco del duo composto dalla compositrice e cantante tedesca FRANKIE, all'anagrafe Franziska Aigner, e dal dj e produttore dominicano-americano Kelman Duran, uno che, tra le varie cose, ha contribuito significativamente in "Renaissance" di Beyoncé, nello specifico nei brani "I'm That Girl" e "HEATED", così come alle musiche del film "Rodeo" di Lola Quivoron. I due si sono incontrati nel 2022 tra le mura della cattedrale evangelica tedesca e hanno gradualmente intrapreso un cammino dannatamente singolare, inaugurato in "preghiera" e proseguito con un proficuo scambio di partiture e bozzetti, attraverso nuovi incontri sia ad Atene che a Los Angeles.

"McArthur" nasce però da qualcosa di più profondo, ovvero da una ricerca del sé in quello che Duran tende a definire uno "spazio negativo", dentro il quale magari avvolgere di volta in volta improvvisazioni jazz e frattaglie alle macchine in chiave deconstructed club, come ben mostra l'imprendibile "SLINKY", tra cicale, melodie al piano e un coro di bambini che avrebbe fatto gola a Kubrick, prima che la tromba di Alex Zhang Hungtai dei Dirty Beaches strapazzi il resto.
Fuoco maledetto e acqua santa: in "McArthur" coesistono tanti elementi contrapposti. "BWV 639" è infatti una rielaborazione di una cantata di Bach, suonata per l'occasione dalla pianista Iris Moldiz, che ha registrato la sua parte al Mozarteum di Salisburgo. È una ballata spettrale intonata da una specie di angelo posseduto mentre osserva impotente il proprio big crunch interiore. E ancora il violoncello di Aigner in tenuta ecclesiastica che sposa brucianti percussioni in "Techno 127 BPM" o l'introduttiva (e gemella) "GRAYT", il cui video di accompagnamento, realizzato in collaborazione con Enad Marouf e Margarita Maximova, ruota intorno a coreografie scostanti con tanto di scenario lo-fi da cornice.

"Siamo in viaggio verso qualcosa, eppure scegliamo di non arrivare": è il concept, un po' Kerouac e un po' Proust, narrativo e tematico di un album in cui l'approccio di partenza al sacro è profanato di continuo.
Dunque, dissonanze e stasi. C'è appunto un caos calmo, per dirla con Veronesi, che regna supremo qui e là, anche quando, come in "Medicine", l'unico scopo è banalmente quello di narrare la fine di una lunga relazione, rievocata a mo' di esorcismo, per un brano prodotto da Duran nel Warp Studio, che si affaccia, guarda caso, sul McArthur Park.
Con "McArthur" FRANKIE & Kelman Duran danno vita a una danza surreale, nella quale elettronica sperimentale e inserti free jazz collidono come protoni lungo quel fatidico tratto, esposto in attacco, che lega metaforicamente la chiesa berlinese e il parco losangelino. Nel mezzo, zone d'ombra emotive e slanci religiosi, a stuzzicare demoni e santi in uno dei debutti più intriganti di inizio anno.

Tracklist

  1. GRAYT
  2. Bitch I’m scared
  3. No Gods
  4. Icecream (Interlude)
  5. SLINKY feat. Alex Zhang Hungtai
  6. BWV 639 feat. Iris Moldiz
  7. Techno 127 bpm
  8. Medicine
  9. McArthur feat. Alex Zhang Hungtai


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