“Kansai Bruises” nasce come una joint venture fra improvvisazione strumentale e Intelligent Dance Music: da un lato Valentina Magaletti, apprezzata percussionista e produttrice barese di stanza a Londra, con un percorso ormai rinomato che passa da Tomaga, Moin, Vanishing Twin; dall’altro Koshihiro Hino, giapponese, noto come componente dei math-rocker radicali Goat ma qui nella veste di YPY, il suo progetto elettronico in area techno astratta.
L’album esce sulla label londinese AD93 ed è, alla base, un disco di percussioni. Lo si potrebbe persino leggere come un assolo esteso su trentasei minuti, non fosse per gli incubi settantiani che l’idea rischierebbe di richiamare in soggetti con una predisposizione allergica. Il risultato della collaborazione è, in effetti, piuttosto distante: il cuore del lavoro sta piuttosto nella capacità di mantenere un centro ritmico saldo e riconoscibile mentre tutto intorno muta. Il dialogo fra i due crea una trama in continuo rimescolamento, dove l’acustico e l’elettronico si inseguono, si sovrappongono, si sfidano.
Nella title track emerge soprattutto Magaletti, che sui tom costruisce un andamento quasi melodico, fatto di micro-variazioni e accenti che sembrano cantare oltre che scandire. In “Lantern Lit Run” prende invece il sopravvento Hino, con un pulviscolo glitch fitto e avvincente, che verso la fine si incastra con giochi di rullante dal passo vagamente marziale, perfetti per scompigliare le carte. Più equilibrata nei rispettivi contributi è invece, fin dall’inizio, “Her Own Reflection”: basata su continui rimpalli fra i due, va a segno grazie a un andamento vivace, incalzante, che rapisce nel suo incessante sviluppo.
Ne esce un ascolto sorprendentemente stimolante: le otto tracce possono restare sullo sfondo, ma ripagano anche un approccio più analitico – nel caso si vogliano seguire da vicino gli spostamenti del discorso ritmico. Un disco che non chiede attenzione, ma se la guadagna senza far rumore.
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01/01/2026
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