GIALLORENZO - Inni e canti

2025 (La tempesta)
indie-rock

Sguardi disillusi che si intersecano tra un riff noise e una melodia punk, mentre le parole creano squarci generazionali atti a riflettere un tempo perduto e da affrontare nonostante tutto, al netto di cadaveri sotto il letto di un b&b o sparsi come ombre sull’asfalto di una città silente.

Abbondano le metafore, esplicite o implicite, negli undici momenti di “Inni e canti”, il disco che segna il ritorno dei Giallorenzo.

Il quartetto formatosi a Milano nel 2019, composto da Pietro Raimondi, Fabio Copeta, Giovanni Pedersini e Marco Zambetti, ha le idee chiare su come esporre le proprie istanze interiori nei riguardi di una società sempre più incapace di connettersi “analogicamente” a una certa umanità. E’ un melting pot di inquietudini che si espande ancor più nettamente rispetto alle opere precedenti, grazie anche a una maggiore ricchezza strumentale, come esplicano alcuni inserti chirurgici disseminati nel disco, a cominciare da una ritrovata fisarmonica sul finale di “Finalmente orso”, alla quale si aggiunge il coro di Jacopo Lietti (dei Fine Before You Came), Marco Ludovico Perego e Valeria Stanca.

“Spuntano” poi Gheddafi nel centro di Roma, il culto di Ramelli, neofascisti in parata da evitare ovviamente come la peste, e cronache amicali, come quella di Kyrill, amico della band in fuga dalla Russia di Putin, protagonista di “Amico”, ennesima power ballad con fascinazioni da gioventù sonica e richiami alt-rock anni 90, che sono di fatto il nocciolo di un album stilisticamente proiettato al passato ma che tematicamente è totalmente inserito nello scasso odierno, mosso così com’è e a menadito dall’impossibilità di esprimere appieno il proprio tormento politico e umano.

Macchina della Locale, investimi

Così finisce qua

E si faranno i cortei per me

Ma non mi accontenterò del trauma ormai

Per riconoscermi

Sarà più dura d’ora in poi

Tra una rivolta sincera e l’altra, un’introspezione messa al servizio di accordi melanconici che inscenano cascate di lacrime, “Inni e canti” manifesta il disagio profondissimo di una generazione che ha sulla carta perso il treno ma che, comunque sia, non vuole saperne di piegare la testa e genuflettersi alle mode e alle richieste del mondo.

La drammaticità cullante di “Per qualcosa o qualcuno” condensa sul finale questa sorta di concept narrativo, elevando un album da ascoltare per esorcizzare mostri nascosti e magari tornare ai tempi migliori, il tutto osservando però un orizzonte stranamente nuovo e ancora possibile. Del resto, non è un caso che i quattro affermino: “Se delle canzoni diventano inni e canti, è perché di mezzo ci sta un’ideologia”. Una dichiarazione d’intenti netta che dice molto sul percorso di una formazione tanto spavalda quanto, a suo modo, indomita.

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03/11/2025

Tracklist

  1. 1. Introduzione
  2. 2. Non fa male
  3. 3. Per un'altra
  4. 4. Finalmente orso
  5. 5. Amico
  6. 6. Solo
  7. 7. Macchina
  8. 8. Inconsolabile
  9. 9. Brilluccichio
  10. 10. Iran
  11. 11. Per qualcosa o qualcuno

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