Marcelo Frota è un cantautore e polistrumentista di Rio de Janeiro che ha trovato terreno fertile nella realtà multiculturale di Londra, città eletta negli ultimi anni a propria sede di residenza e che ha donato visibilità al musicista grazie all’ambizioso progetto “Gira”, realizzato con un ricco set di ospiti (da Carwyn Ellis ad Alabaster De Plume), primo frutto dell’incontro tra Momo (nome d’arte scelto dal musicista) e la comunità jazz londinese. “Tum Tum Tum” è l’ottavo progetto dell’artista brasiliano, espressione di un nomadismo culturale che lo ha visto vivere tra Brasile, Angola, Stati Uniti, Spagna e Portogallo prima di arrivare in Inghilterra; un’altra eclettica raccolta di canzoni che fanno tesoro, ovviamente, della musica popolare brasiliana, lasciando fluire contaminazioni di musica jazz, afro, pop, reggae e psichedelica con una naturalezza impressionante.
Con il supporto della sempre fedele band – composta da Regis Damasceno (basso), Caetano Malta (chitarra), Thomas Broda (batteria) e Jim Le Mesurier (percussioni) – e di un trio di ospiti di riguardo (Nina Miranda, Marcos Valle e Rosie Turton), le sofisticate creazioni fusion-etno-pop di Momo condensano in soli venticinque minuti un interessante nugolo di idee.
All’energico mix di afro-funk e musica brasiliana di “Egum Eò” spetta aprire l’album con un’esortazione rivolta agli antenati defunti (da cui il termine africano egum) e una sentita riconnessione con le radici; dal punto di vista stilistico è solo una delle tante anime di un disco intrigante e ricco di soluzioni sonore diverse.
In questa festa di colori e suoni la musica di Momo è in costante ricerca non tanto del fascino fulmineo di una canzone, quanto di una magia dell’insieme che funzioni sia dal punto di vista onirico che sensibile; ed è quello che accade nel festoso inno all’infanzia di “Vermelho E Rosa” o nell’ondeggiante reggae-samba-soul di “Dente D’Ouro” che per un attimo mi ha ricordato alcune cose di Stromae, un brano dall’intensa e turbolenta sezione ritmica che suona alquanto sfuggente rispetto al tono più solare del resto dell’album.
“Tum Tum Tum” è un intrigante susseguirsi di diverse soluzioni stilistiche, tra vezzosi slanci pop in stile anni 50 dove primeggia il suono della tromba di Rosie Turton (“Dream Of Samba”) e più ardite composizioni che, con insoliti intrecci di violino, chitarra e tempi ritmici, mettono un piede nel presente con un piglio psych-rock e una fisicità che trasuda dal testo romantico e carnale, con il quale l’autore cattura il senso profondo dell’intimità di una coppia (“Tudo Que Se Tem”).
Scritta in collaborazione con Marcelo Camelo e Marcos Valle, la sensuale “Morena” è un altro raffinato e ardimentoso modello di ibridazione art-pop dove latin-jazz e bossa nova si tingono di spunti noir; di egual originalità e classe la collaborazione con l’ex vocalist dei Smoke City, Nina Miranda, in “Canto De Aldeia”: un chamber-pop dal retrogusto tropicale e dalle eteree e fluttuanti armonie dove ancora una volta è protagonista l’infanzia.
Più che simbolica la conclusiva “Tranquilo”, un brano scarno e volutamente mesto dove l’autore riflette di fede e solitudine, mentre una chitarra distorta ed il suono del sax sembrano voler raccontare un momento di malinconica riflessione: quasi un monito rivolto a chi spesso sottovaluta piccole gioie quotidiane apparentemente insignificanti, viceversa antidoto necessario al frenetico scorrere del tempo.
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27/10/2026