Yeule - Evangelic Girl Is A Gun

2025 (Ninja Tune)
electro-pop, trip-hop

Dopo l’acclamato “Softscars” (2023), che aveva segnato l’approdo di Yeule a Ninja Tune e una certa attenzione per le sonorità anni Novanta, le aspettative per la nuova tappa musicale dell’artista di Singapore si erano alzate. Anche perché Yeule ha costruito il proprio immaginario artistico-musicale su quel crinale in cui l’innovazione tecnologico-digitale si incontra con le aspettative messianiche e apocalittiche; un background oltremodo propizio e stimolante, alla luce degli ultimi avvenimenti in campo tecnologico e politico, con l’intelligenza artificiale che compare nelle vite di tutti i giorni e la sorveglianza digitale e il controllo dei dati che diventano argomenti politici ed economici.

“Evangelic Girl Is A Gun” si presenta più oscuro del predecessore, mettendo da parte i neon più colorati per un immaginario cybergotico, freddo e cupo. A ciò corrisponde un maggior protagonismo degli strumenti a corda rispetto a synth ed elettronica. I nuclei tematici intorno a cui ruotano i testi dell’album sono tutti ben coperti dal pop contemporaneo: l’identità e la trasformazione, la forza e la vulnerabilità, le relazioni e i legami intensi ma (auto)distruttivi, una certa spiritualità hi-tech, il tutto trattato con un certo taglio onirico e dark.

“Tequila Coma”, il brano di apertura, è debitore del trip hop nineties più cupo e claustrofobico; a circa metà della traccia, al cantato languido fa da contrappeso una chitarra distorta che aumenta la tensione. “The Girl Who Sold Her Face” la alleggerisce un po’, grazie a una sonorità più pop, che ritroveremo spesso e volentieri nell’album, soprattutto nei momenti più ritmati (“Eko”, “Dudu”, la title track). Tra i vari pezzi, spicca “1967”, che si mantiene sempre su sonorità trip-hop ma anche dubstep; e pure “Evangelic Girl Is a Gun”, uno dei momenti più electro dell’album.

L’impostazione visuale di “Evangelic Girl Is A Gun” non trova del tutto riscontro nella musica, che è meno oscura di quanto copertina e video correlati ai brani facessero pensare. Alla fine è un buon pop, che più che rappresentare ed esplorare le angosce tecnologico-spirituali, ci gioca sopra rimescolando tematiche contemporanee e generi musicali. L'album ha un suono molto curato e capace di gestire le influenze con cui dialoga, dalle sonorità nineties già citate ai momenti più pop e per certi versi rock. Merito anche del lavoro dei diversi produttori coinvolti nel progetto (A.G. Cook, Clams Casino, Mura Masa) e anche della scelta di non appesantire troppo un disco rispetto al quale forse l’ispirazione iniziale non doveva essere particolarmente abbondante. È infatti il più breve dei lavori di Yeule, con soli 31 minuti complessivi. Che sono più che sufficienti e anzi dosati con saggezza. Senza strafare.

Tracklist

  1. Skullcrusherma
  2. The Girl Who Sold Her Face
  3. Eko
  4. 1967
  5. VV
  6. Dudu
  7. What3vr
  8. Saiko 
  9. Evangelic Girl is a Gun
  10. Skullcrusher

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