MANSUR BROWN - Rihla

2025 (Amai)
electro-fusion, elettronica, future-soul

Un vetro lievemente rigato dalla pioggia, le luci della città che si specchiano in un tripudio di colori sulla sua superficie. Giusto dietro, Mansur Brown, il volto abbassato e gli occhi chiusi, come colti da una memoria improvvisa. Si presenta bene già dalla copertina “Rihla” (“viaggio” in arabo), terzo album per il chitarrista londinese cresciuto nell’alveo della fervida scena jazz cittadina ma che ha presto fatto della polivalenza stilistica e della fluidità espressiva il suo vessillo, variando di uscita in uscita i connotati e le scelte d’abito. Dopo prove contraddistinte da un’interpretazione liquida dell’hip-hop, con questo nuovo full-length il musicista britannico propone un emotivo itinerario della sua vita e delle sue influenze in musica, raccontandosi attraverso una raccolta ancora una volta fluida, in costante trasformazione. Paesaggi elettronici e chiarori soul parlano di un’esistenza respirata intensamente, inserita sì in grigi contesti metropolitani ma con accenti di colore che sparpagliano l’appiattimento circostante come foglie al vento. Perché questo in fondo significa vivere.

Brown ci tiene a precisare sin dalle premesse quanto la sua musica non accetti facilmente classificazioni, incasellamenti di sorta. Il giudizio in sostanza è corretto, al netto della generale impostazione elettronica che supporta le linee di chitarra disseminate lungo tutto il tragitto; i piovosi scenari immortalati in copertina disperdono d’altronde riferimenti troppo ovvi, suggeriscono più umori, frazioni di memoria, trascinate dalla corrente e prossime a dissolversi, a lasciarsi influenzare dalle schegge circostanti. Eppure non vi è alcuna effettiva declinazione ambient, l’atmosfera dell’album premia piuttosto mareggiate soniche che con altre forme non si tarderebbe a definire post-rock (l’iniziale “Fasiha” già lascia preannunciare questo tipo di tendenza, col suo batterismo in piena evidenza), nervose oscillazioni a un passo dalla ballata folk (la romanza urbana “Love Is Mine”, piena di fioriture sintetiche), carrellate cinematografiche pronte per anonime periferie (i sentori future-garage che investono “Ghost”). 

In questo susseguirsi di scatti la voce primaria non perde comunque mai di soggettività, di dirigere sguardo e orecchie, anche grazie all’accorto impiego di contributi vocali che spingono in avanti la narrazione. Affiora così il tocco soul prima menzionato, una dolcezza che non si impone mai ma guida docile, ora con fare da autentica cantastorie (gli stacchi commossi di “Toguchi”), ora più rassicurante culla per sogni tranquilli (gli ostinati di “Faded” resistono nel crescente aumentare di tratteggi breakbeat).

Il viaggio affronta turbolenze e rilassamento in pieno controllo, e come da lungo messaggio strumentale posto verso la chiusura della scaletta (l’unico a rammentare l’estrazione fusion del musicista, con intriganti accenni a Yussef Dayes), l’esistenza non procede mai in maniera lineare. Sta a noi interpretarne il corso, giocare con le improvvise strutture che affiorano per poi lasciare andare. Sospeso tra sogno e concretezza, il viaggio di Mansur Brown regala eccellenti frangenti di vita.

22/08/2025

Tracklist

  1. 1. Fasiha
  2. 2. Love Is Mine
  3. 3. Dreaming
  4. 4. Ghost
  5. 5. Alone
  6. 6. Toguchi
  7. 7. Faded
  8. 8. Mansur's Message 2
  9. 9. Warehouse
  10. 10. Change
  11. 11. Rihla

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