L'unico vero difetto di "Grasa", secondo disco dell'argentina Nathy Peluso, lo ha ben descritto un collega di OndaRock, Antonio Silvestri, commentando quell'obbrobrio tutto italiano di Anna, "
Vera Baddie". Si tratta infatti di due album sfacciatamente e pigramente assemblati come delle playlist da streaming, per i quali il formato scelto dalle due artiste di estrazione
urban sembra decisamente una forzatura - considerando anche che entrambi sono indirizzati verso un pubblico per il quale un Lp non è una necessità, men che meno una scelta.
Tolto questo dente, non resta che parlare di un disco in cui il grande talento della Peluso, specie se comparato allo sfortunato metro di paragone tirato in ballo, emerge ancora con maggior grinta che nel precedente "Calambre", che la vide anche conquistare una
nomination ai Latin Grammy, oltre che menzioni importanti sulla stampa internazionale (a partire dalle lodi del Guardian).
L'introduzione, con accompagnamento di fanfara di paese, intitolata "Corleone", tradisce immediatamente le origini italiane di Natalia Peluso, innestando l'alternative r&b dell'artista su sfondi nostalgici e assolati. "Tienes que aprender a amarte, perra (devi imparare ad amarti, cagna)" declama invece la combattiva Nathy tra fiati e imbastimenti ritmici
reggaeton nella successiva "Aprender a amar". È il primo e migliore episodio guerrigliero del lotto. Peccato, perché con la potenza di fuoco rap di cui dispone la cantante del
roster Sony, episodi come "Manhattan" e "Todo Roto" avrebbero meritato meglio di autotune appiattenti e della solita produzione in serie.
Suadenti e sofferti lenti come "Real", l'eterea "Escaleras de metal", "Envidia" e, soprattutto, il featuring con
Blood Orange "El dia que perdí mi juventud", ora adagiati su un pianoforte nudo e ora su cangianti lastre digitali, evidenziano una visione
urban vicina a quella di
Rosalia, per costruire la quale Nathy Peluso si avvale però di una preparazione soul (
Ella Fitzgerald e Ray Charles la appassionano sin da bambina) e dell'amore per la musica pop sudamericana (
João Gilberto, Ray Barretto e Serú Giran su tutti).
Necessita di una citazione la scoppiettante hit "Legendario", una vera e propria di lezione di stile e femminismo a tutte le starlette
latin pop che sembrano aver frainteso la propria missione. La sciatta Karol G su tutte.
Passando schizofrenicamente da ritmi frenetici ad altri blandi e trasognati, da canti di battaglia suburbani a perle soul, "Grasa" sembra strafottersene della coerenza. Questo limite, già evidenziato in precedenza, non deve però scoraggiare dall'ascolto del disco; accende anzi il desiderio, date le capacità della popstar di stanza a Barcellona, di vederla presto alle prese con un'opera concettualmente più solida e meglio organizzata.