FATEN KANAAN - Afterpoem

2023 (Fire)
ambient, elettronica, experimental

Nuovo album per la compositrice newyorkese Faten Kanaan, attiva nella scena underground ed elettronica già dai primi anni 2000, approdata alla discografia in tempi recenti con un trittico di album self-released, che ne ha preparato il recente ingresso nel panorama internazionale.

 

Con il precedente progetto, “A Mythology Of Circles”, Kanaan ha indicato nuove visioni concettuali, abdicando all’uso di sequencer e campionatori nella realizzazione di loop e inquiete atmosfere. A quasi tre anni di distanza, giunge il secondo disco per la Fire Records, “Afterpoem”, opera complessa e ricca di spunti. Solo trentaquattro minuti di elaborazioni e riadattamenti avantgarde e neoclassici, che consolidano il legame tra minimalismo e mondo delle immagini, una sinergia tracciata da Steve Reich e in seguito tradotta in smaglianti collaborazioni tra i due mondi dalle opere di Philip Glass, prima con “The Photographer”, dedicato al fotografo Eadweard Muybridge, poi con le colonne sonore di “Koyaanisqatsi”, “Anima Mundi” e “Mishima”.

L’attitudine esplorativa e sperimentale permette a Faten Kanaan di impregnare la propria formula di sonorità barocche, ambient-drone, musica da film e un brio etnico/mediorientale. A tutto questo si aggiunge un pregevole contrappunto tra eteree melodie e arpeggi elettronici a base di loop e tastiere.

Le suggestioni simil-orchestrali di “Fin août, début septembre”, il tremolio di un piano che sfiora modalità neoclassiche per poi fluire verso il finale synth/noise dell’incantevole “Ard Diar” e il solenne insieme dell’austera “Domari’s Lamp” sono ritagli di un tessuto sonoro compatto, sebbene sia suddiviso in tredici capitoli.

Le pagine più potenti restano quelle dove la Kanaan intercetta melodie classiche (“Florin Court”) o sontuose arie gothic (“Trenchcoat”), asservendole al linguaggio del minimalismo. Atmosfere barocche (“La Smorfia”), brevi interludi a base di arpa (“Snowing”) e viola (“Falconers”) donano ulteriori sognanti slanci melodici, mentre le agre tonalità elettroniche alternano avvincenti trame noir (“Cascando”) a gioiose e rituali interazioni etno-folk contaminate dall’elettronica (“Votive”).

 

Lavoro strumentale dal fascino mistico e cosmico, “Afterpoem” è un disco emotivamente avvolgente: tredici composizioni che celebrano la poetica racchiusa nell’astrattismo e nella narrazione per immagini (“Ebla”), a tratti perfino stravagante (“Castling”), per un’opera colta che non necessita di inutili interpretazioni e che si affida a un sapiente e agrodolce mix tra minimalismo e neoclassicismo.

24/02/2023

Tracklist

  1. 1. Fin août, début septembre
  2. 2. Trenchcoat
  3. 3. Ard Diar
  4. 4. Ebla
  5. 5. Florin Court
  6. 6. Snowing
  7. 7. Domari's Lamp
  8. 8. Votive
  9. 9. La Smorfia
  10. 10. Castling
  11. 11. Falconers
  12. 12. Cascando
  13. 13. Storm Signal

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