Il saluto rappresenta l’atto più semplice che contraddistingue la socialità, un gesto banale, che innesca tutto ciò che ne consegue: cordialità, amore e amicizia. E’ paragonabile alle piccole cose che regolano il quotidiano, quelle che si rivelano indispensabili, alle quali spesso non diamo importanza, pur essendo l’anello di congiunzione per ogni tipo di rapporto.
Il titolo dell’album d’esordio del cantautore pugliese Checco Curci, “Anche solo per un saluto”, prende spunto da questo concetto per attraversare, lungo le undici tracce che lo compongono, una buona lista di generi e stili che richiamano in modo ossequioso dettami cari al cantautorato italiano, aggiungendo dettagli tendenti a superare ogni semplicistica classificazione.
Chiari sono i riferimenti alle opere di Franco Battiato e del secondo Lucio Battisti, quello dell’epoca panelliana, ma l’aver scomodato queste due figure seminali, nient’affatto convenzionali, lascia intuire quanto di poco stereotipato alloggi nelle idee del buon Curci. La supervisione di Riccardo Sinigallia è poi un ulteriore punto di forza, che regala a quest’interessante debutto le necessarie coordinate per una navigazione in territori imprevedibili.
Che siano incentrati sulle note peregrinanti di un pianoforte o su gustosi incastri armonici e timbrici, i brani di Checco Curci palesano modernità senza mai tradire la canonica forma canzone.
Gli arpeggi eterei, le scariche elettriche e le cupe ritmiche di “Che sia la notte” si spostano verso gli intrecci fissati in “Come ragazzi insolenti”, luogo dove si riflette su paure recondite e gesti abitudinari.
Il singolo “Wind Day”, con vaghe immissioni nell’istrionico stile di Max Gazzè, regala una certa scorrevolezza acustica che si contrappone a tematiche piuttosto spigolose, mentre attraverso la figura indecifrabile di “Mezza Minotauro”, Curci descrive con dovizia scene di apatica convivenza, un panorama che si affaccia anche nel racconto conflittuale offerto in “Né oggi né domani”.
Da “Quello che ci divide”, episodio di raro impeto, si trasla nelle oscurità di “Prima”, spietata riflessione sulle variazioni dell’essere umano moderno attanagliato dalla rivoluzione tecnologica, per raggiungere “La comunione dei vivi”, uno dei momenti cardine dell’intero disco, sequenza dove Curci lascia da parte ogni moderazione per proiettarsi oltre la prassi: i suoni duellano con un testo risoluto che muove l’ascoltatore verso un viaggio nelle utopie dell’artista.
I toni morbidi e palpitanti di “Bastano briciole”, quasi una resa di fronte ai troppi ostacoli della vita, accompagnano al luminoso finale offerto in “E’ tutto vero”, passaggio dove ampie armonie e balzi irrequieti vagano tra rigore e solennità.
Intense ed esili, amare e accessibili, le canzoni di Checco Curci rappresentano il risultato di un percorso di ricerca intellettuale e artistica.
“Anche solo per un saluto” è il debutto audace ed elegante di un nuovo credibile adepto della canzone italiana, in grado di stupire attraverso un percorso che tocca terra, sogno, paura, magia e riflessione, mantenendo sempre una finestra spalancata sul mondo.