DoomCannon - Renaissance

2022 (Brownswood)
fusion, jazz

Ci sono voluti ben quattro anni di lavoro per realizzare “Renaissance”, un lungo periodo durante il quale Dominic Canning, in arte DoomCannon, ha dovuto elaborare non solo gli effetti sociali causati dalla pandemia, ma anche le irrisolte problematiche sociali dei neri d’America.
Laureato in composizione jazz presso la Middlesex University di Londra, giornalista e collaboratore di nomi importanti della scena musicale inglese - tra gli altri Nubya Garcia, i Triforce e i Project Karnak – DoomCannon si è cimentato con la composizione e l’arrangiamento, guadagnando un discreto credito come direttore musicale della pluripremiata cantante Celeste.

L’incontro con Gilles Peterson ha offerto all’artista una decisiva svolta. Le positive critiche ottenute dal primo singolo “Amalgamation”, un brioso rock-jazz infiammato da un ingegnoso breakbeat, hanno fatto il resto, aprendo la strada alla sua carriera solista sotto il prestigioso marchio Brownswood.
Il secondo singolo “Times”, contraddistinto dalla potente e drammatica prestazione vocale di Lex Lamour e da un robusto mix di toni epici e boati hip-hop, ha certificato una più ambiziosa sceneggiatura strumentale, dal forte impatto non solo sonoro ma anche figurativo, visivo.

Su canoni più o meno classicamente jazz, il musicista inglese crea un ricco melange sonoro, nel quale si insinuano funky, hip-hop, r&b, psichedelia, elettronica, fusion, soul, jazz modale, be bop e prog, dando vita a una materia sonora fluida ed elettrizzante.
L’ultimo atto, prima della pubblicazione dell’album, ha alzato ulteriormente la posta: un’intensa fusione di spiritual jazz, chamber-music e tempi dispari, suddivisa in due parti, “Black Liberation Prologue” e “Black Liberation”, fertile terreno per una drammatica denuncia degli eventi che hanno dato origine al movimento Black Lives Matter.
Il crossover stilistico di DoomCannon non è del tutto privo di difetti, ma a prevalere sono i numerosi pregi di un album che sfida l’immobilismo del jazz classico, con una serie di vivide composizioni e testi taglienti nonché moralmente onesti.

 

Una menzione anche per gli ottimi musicisti  – Kaidi Akinnibi (sax tenore, sax soprano), Daniel Rogerson (chitarra), Jamien Nagadhana (basso) e Oscar Ogden (batteria) – fantasiosi nonché impeccabili nell’esecuzione dei non semplici arrangiamenti.
A partire dalle note della più rigorosa “Dark Ages”, l’album è un susseguirsi di felici intuizioni: dall’algida e spirituale “Entrance To The Unknown”, alla quale spetta il compito di anticipare l’esplosione di fiati e batteria della tracimante “Uncovering Truth”, passando per l’elegante tocco smooth-jazz di “This Too”, fino al già citato manifesto programmatico di “Black Liberation”.

 

Con “Renaissance” DoomCannon aggiunge un altro interessante capitolo al rinnovamento della moderna scena brit-jazz, un apprezzabile biglietto da visita per il talentuoso artista londinese.





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