Rockets

30-03-2026
I Rockets sono un gruppo musicale francese che ha conosciuto la massima popolarità tra la fine degli anni 70 e i primi anni 80, grazie a un’estetica futurista inconfondibile e un sound che fondeva space rock, pop elettronico e disco music. Il progetto si impose come un unicum nel panorama europeo, grazie all'iconografia aliena dei musicisti (costumi argentati, look robotico, performance teatrali) e a una proposta sonora che anticipava molti tratti del synth-pop che avrebbe trionfato nel decennio successivo.

Nati a Parigi nel 1974 con una prima formazione che includeva Guy Maratrat (chitarra), Alain Groetzinger (batteria), Christian Le Bartz (voce), Gérard L'Her (basso e tastiere) e Fabrice Quagliotti (tastiere), i Rockets iniziano come rock band psichedelica per poi virare verso un’identità elettronica e cosmica. È con l’album “On The Road Again” (1978), e in particolare con la cover omonima dei Canned Heat, che il gruppo conquista l’attenzione internazionale. Il brano, filtrato attraverso vocoder, sintetizzatori e un’impostazione ritmica ipnotica, divenne un manifesto del loro stile.

Il periodo di massimo successo si colloca tra il 1979 e il 1981, con dischi come “Sound Of The Future” e “Galaxy”. In particolare, “Plasteroid” (1979) e “Galaxy” (1980) sono considerati i vertici creativi del gruppo, in cui la commistione di rock, space disco e sperimentazione elettronica raggiunge un equilibrio maturo. Tra i brani più rappresentativi di questa fase spiccano “Galactica”, “Electric Delight” e “Ideomatic”, quest'ultimo testimonianza di un'influenza krautrock sempre più marcata.

Dopo l’album “Atomic” (1982), il gruppo entra in una fase di declino commerciale e tensioni interne. Alcuni membri originali lasciano il progetto, mentre Fabrice Quagliotti cerca di mantenerne vivo il nome attraverso varie incarnazioni della band, con esiti spesso distanti dalla formula originaria.
Gli anni 90 e 2000 vedono un susseguirsi di riedizioni, progetti paralleli e tentativi di rilancio, alcuni dei quali più legati al culto nostalgico che a un rinnovato impulso creativo.
Nel 2000 viene pubblicato “Don't Stop”, firmato da una formazione a geometria variabile guidata da Quagliotti. Sebbene accolto con curiosità, il disco si allontana dallo spirito originario, spingendosi verso una dance elettronica più generica.

Nel 2024 e 2025 sono scomparse due figure fondamentali della formazione classica: Christian Le Bartz, voce iconica e presenza scenica carismatica del gruppo, e Guy Maratrat, chitarrista e architetto di molte delle texture sonore dei Rockets. Le loro morti segnano la fine simbolica di un’epoca, chiudendo definitivamente il capitolo più autentico del progetto. Le Bartz, con la sua voce trattata elettronicamente e l’interpretazione vocale quasi aliena, era diventato uno dei simboli del gruppo, mentre Maratrat aveva contribuito a integrare elementi rock in un impianto elettronico.
A portare in scena gli ultimi show dei Rockets è stato un gruppo costruito soprattutto attorno alla figura del leader Fabrice Quagliotti.
Sebbene spesso confinati in un culto di nicchia, i Rockets hanno influenzato una vasta gamma di artisti nei decenni successivi, da musicisti synthwave a dj e produttori elettronici. La loro estetica ha anticipato concetti visivi e di performance art poi adottati da band come Daft Punk, e la loro capacità di coniugare spettacolarità, musica elettronica e cultura pop rimane un esempio precoce di multimedialità musicale. I Rockets non hanno solo suonato la musica del futuro: l’hanno indossata, incarnata e portata in scena.