Un coro di elogi ha salutato l’esordio ufficiale degli Americans (anticipato da due album self recorded), con T Bone Burnett e Jack White che hanno perfino reclutato la band per il film-documentario “The American Epic Session”. Ciononostante, ci sono voluti ben cinque anni per poter ascoltare il seguito di “I’ll Be Yours”.
Patrick Ferris, Zac Sokolow, Jake Faulkner e Tim Carr non hanno per fortuna perso neanche un briciolo della loro genuina e intensa passione per le radici del rock americano. “Stand True” non è solo una repetita iuvant delle buone intuizioni dell’esordio, ma radica la formula con un set di canzoni solido e convincente.
Il quartetto di Los Angeles scava nel solco del rock americano mettendo insieme un policromo campionario di roots rock e alt-country; i riferimenti sono molteplici ma mai fastidiosi.
Graffiante e burrascoso, il country-rock degli Americans gronda di soul (“The Day I Let You Down”) e Memphis-sound (“What I Would Do”). Nello stesso tempo la band rimette abilmente in gioco la grazia del fingerpicking per un’avvincente road song che profuma di polvere e rabbia (la title track), e infine sorprende per l’inattesa cascata di lancinanti sonorità chitarristiche stile SST (“Sore Bones”).
Nulla è come sembra nella musica del gruppo americano, gli accenni pop sono poco accomodanti (“Born With A Broken Heart”), mentre l’unica parentesi acustica non cede al languore del romanticismo ma resta fedele allo spirito country-western (“Guest Of Honor”).
A voler citare un equo punto di riferimento si può senza dubbio affermare che gli Americans si candidano come eredi dei Counting Crows: l’equilibrio elettro-acustico di brani come “Give Way” e “Farewell” è infatti impetuoso e poco ordinario. La voce di Patrick Ferris accarezza, graffia, guizza, conduce la tensione strumentale verso soluzioni impreviste, spavalda e sicura affronta romanticherie d’antan con indomito brio roots-rock (“Romeo”). La band dissemina scampoli di rock psichedelico, r&b e blues mettendo in mostra una padronanza più tipica di formazioni rodate e dal lungo curriculum artistico.
“Stand True” è una piacevole conferma per la formazione di Los Angeles. Quel che ancora manca è quell’intuizione, quell’azzardo che possa far accendere la definitiva scintilla. Ci sono tutti i presupposti per un’affermazione su larga scala degli Americans, il traguardo non è lontano, ma la concorrenza è sempre più agguerrita.
12/12/2022