Viviamo tempi bizzarri, tempi in cui la protagonista di una delle sit-com più famose degli anni Novanta non soltanto è uscita dagli schermi dei nostri televisori, ma ha pure cominciato a produrre musica. E non sporadicamente, ma in grande quantità: dall'uscita di “Makin' Magick” ad oggi, siamo già a quota cinque album (tendenzialmente distribuiti in cassetta), senza contare i Dj-mix, gli Ep e una torma di singoli sciolti distribuiti col tempo. Bulimia distributiva? Può anche darsi, ma il livello di quanto offerto finora dalla maghetta trasformatasi in deejay pare quasi giustificarla: artefice di un linguaggio dance complesso, tanto ricchissimo nei riferimenti (come nell'uso creativo dei campionamenti) quanto immediato nei suoi istinti danzerecci, con “Charmed” DJ Sabrina The Teenage DJ concepisce il suo progetto più ambizioso finora, tre ore (!) di house-music che rivisitano tutto lo scibile anni 80 e 90 del genere con una curiosità smisurata e un ottimo approccio ricombinante, quale anche molti maestri della house più eversiva spesso non hanno evidenziato. Che si voglia ballare, che si desideri tentare di identificare il maggior numero di sample possibile o che ci si perda al suo interno, l'album non manca di venire incontro alla richiesta.
Se c'è un aspetto che già lavori molto consistenti come “Makin' Magick” o anche “Enchanted” avevano mostrato, è come la lung(hissima) durata non sia affatto un problema, ma anzi viene esaltata tramite un accorto processo di sequenziamento e variazione, che rende il flusso dei brani analogo a quello di un
dj-mix. Certo, il forte effetto nostalgia derivante dall'ascolto, con il suo concentrato di
novantitudine (esteso magari ai primi Duemila, quelli dei
Daft Punk di “
Discovery” e dell'Étienne de Crécy di “Tempovision”) potrebbe risultare soverchiante. Eppure, anche qui la
producer britannica sa come sfruttare a suo vantaggio i tempi dell'opera, e costruire un'epopea vera e propria, un prodotto tanto coinvolto dal punto di vista narrativo quanto efficace nella sua dimensione più danzereccia, capace di comunicare su più livelli. Malinconia ed euforia insomma, intrecciate sopra alcuni dei
beat più trascinanti degli ultimi tempi e tessiture che giustappongono, con curioso senso
plunderphonico, le più disparate attitudini stilistiche.
È così che regge l'incanto, che dopo il lento incremento di intensità dell'introduttiva “Next To Me” (la quale non disdegna parentesi
sophisti e ostinati vocali affogati nel ricordo) e la coda cinematica di “After The Fall” arriva la carica
french touch della
title track, tra i momenti più pop e smaglianti nel repertorio della produttrice. E se il tiro potrebbe risultare troppo sostenuto, DJ Sabrina ha coperto anche quell'aspetto: ecco come gli echi future-funk di “By The Pool” si accordano con ottima armonia tra i richiami balearici di “Love Foundation” e i fraseggi più
abstract di “Pool Party”, che parentesi anche svalvolate come “This Is The (Remix)”, strapiena di riferimenti alla
teen-culture di 15-20 anni fa, si inserisca tra le cadenze in scia r&b di “Too Long Looking Back” alla chiarezza quasi euro di “Long LookIIng back, Too”.
Lussuriose cascate in scia garage, coordinate con un gusto che collega gli Stati Uniti al Giappone (“Feel The Pain I”), preparano giusto la tela entro cui si muove il gusto prog di “I Want U 2 Know”, prima che una “How Did You Know?” chiuda la prima metà con una cascata di disillusione che stempera il precedente accumulo di adrenalina nel più convincente
sad-banger della sua carriera.
Per quanto trascinante e coinvolgente possa essere il primo nastro, è nel secondo, e ancor di più nel suo lato B che il talento produttivo di DJ Sabrina affiora al suo meglio, chiudendo il lungo tracciato narrativo con un botto di oltre ventisette minuti di durata. Come se l'electro-funk di “Forever”, i bassi deep di “Down With Love” o la cadenza da ballata synth di “Strayed Ocean” fungessero solo da capitoli intermedi (che comunque non sono, come il più sottile fascino di “Wedding Night” testimonia), è in “Charmed Life” ed “End Of An Era” (chissà se è da prendere alla lettera questo titolo) che tutto si coordina con la dovuta precisione, che le proporzioni gigantesche del disco raggiungono il loro grandioso traguardo. Stacchi cinematici, saliscendi di tono e ritmo, ostinati lirici quasi da power-ballad, linee melodiche incisive, parentesi più dinamiche e digressioni d'atmosfera: elaborando un senso dell'epica del tutto suo, la produttrice costruisce interi cortometraggi in technicolor, dona luminosità e stupore anche al più piccolo dei dettagli, spargendo la sua magia in progressioni che paiono durare la metà del tempo effettivo. In fondo, anche questo non è un incantesimo?
Tre ore tutto d'un fiato sono una mole dura da gestire, e la suddivisione nei due blocchi dettati dai nastri facilita sicuramente l'ascolto. Ci vorrà ben più di un sortilegio, però, per strapparvi dagli artigli di “Charmed”, una volta che sarete riusciti a farlo vostro. Non che l'impegno sia gravoso, anzi: questi centoottanta minuti vorrete ripeterli ancora e ancora.