Josephine Foster - No Harm Done

2020 (Fire)
avant-folk
Nessun annuncio, nessuna anticipazione, niente fanfara per l’ultimo disco di Josephine Foster, “No Harm Done”, pubblicato quasi a sorpresa dalla Fire. Otto canzoni che sono state elaborate in un lungo lasso di tempo per poi trovare una propria connessione culturale e stilistica che ne giustificasse il legame. Una prassi usuale per la cantautrice del Colorado, da sempre attenta a un’organica enciclopedia dell’arte della composizione popolare e folk, denudata dall’imbarazzante enfasi estetica, in questo assistita dal co-produttore Andrija Tokic, che ha ottimizzato il tutto nel suo studio analogico Bomb Shelter.

Anche questa volta Josephine Foster offre uno spaccato ben preciso di una stagione o di una realtà musicale in modo quasi antropologico. Il fedele Matthew Schneider è chiamato all’uso della steel guitar oltre al consueto armamentario di chitarre e basso, con lo scopo ben preciso di catturare la magia indolente e quieta del blues e del country, con particolare attenzione alla non sempre manifesta sensualità della musica popolare.
Pur connessa a una natura terrena, la musicalità di “No Harm Done” è priva di una dimensione temporale e fisica, caratterizzata da un dualismo espressivo che incanta. Il cantato quasi operistico e la soave essenza pagana delle storie e delle arie melodiche sono in perenne duello, ma a vincere è la forza poetica di un’artista che sembra non sbagliare mai un colpo.

Una suggestiva atmosfera da music-hall country-western caratterizza gli arrangiamenti dell’album. Il fascino quasi metafisico di “Freemason Drag” e la seduzione strumentale del folk-jazz in bianco e nero di “How Come Honeycomb” hanno la stessa intensità di un piccolo album capolavoro ormai dimenticato, ovvero “Jazz” di Ry Cooder. La forza evocativa del folk rurale e nello stesso tempo colto della musica di Foster è una vera manna per gli amanti della tradizione americana più pura e genuina. Nessuno è tanto abile nel renderla così affascinante e seducente - si ascolti il suono delle chitarre in “ The Wheel Of Fortune” - o parimenti nobile e solenne: valga su tutte la pura spiritualità di “Old Saw”.
Altre piccole delizie coronano la riuscita di “No Harm Done”: il delizioso intreccio di autoharp e di una chitarra a dodici corde nell’ambigua cantilena di “Conjugal Bliss”, l’acerba bellezza del vecchio blues che anima “Sure Am Devilish” e l’ambigua e inquieta cantilena sull’amore saffico di “Leonine”. Sono ulteriori, preziosi tasselli di un patrimonio musicale che l’artista continua a restituire al pubblico in tutta la sua essenza e valenza culturale.

Ennesima conferma del talento di Josephine foster, questa nuova raccolta di canzoni ha lo stesso dolce gusto delle ciliegie: assaggiarne una stimola la voglia di gustarne ancora. Ben venga dunque una sorpresa come quella di “No Harm Done”, un disco destinato a ristorare i cuori in questo solitario e freddo inverno.




Josephine Foster sul web