Un (quasi) debutto che non dovrebbe passare sottotraccia quello dei giovani americani "Wednesday", nome che è un omaggio ai
Sundays, dai quali mutuano melodia e malinconia, che se nelle domeniche è tenera e delicata, nei mercoledì è più violenta e sanguinante.
In "I Was Trying to Describe You to Someone" le parole di Karly Hartzman (voce, anima e chitarra) disegnano bozzetti espressionisti di ambientazione urbana, alternando metafore a frequenti analogie. Cieli come lividi, luci di aeroplani nella notte, case disabitate, cartelli stradali che smuovono ricordi troppo distanti da poter essere riacciuffati e messi a fuoco: i testi della band americana sono flussi di pensiero che tentano di descrivere momenti specifici o emozioni che quantomeno si ha l'impressione di aver provato. Si può essere eterei senza risultare per forza inconsistenti? I
My Bloody Valentine dimostrarono di sì e i Wednesday provano ora a ribadire il concetto, se necessario anche abbassando i toni e attingendo dallo
slo-core dei
Red House Painters, di cui si professano fedeli e accorati seguaci.
Il suono dei Wednesday è frutto del costante naufragare delle chitarre e delle perlustrazioni notturne della Hartzman, che canta e a tratti ulula alla luna, ma con fare mai sgraziato, semmai stanco e dolente. "November" sfiora i territori della prima
Cat Power, ma ne rinnega il minimalismo e si carica di una maggiore dose di pathos; "Underneath" poggia su una batteria
jazzy docile e gentile e se "
Love Has No Pride (Condemned)", uno degli episodi migliori del disco, ricorda l'indie-pop onirico di Soccer Mommy, "Fate Is..." è una scarica che rianima il corpo e lo conduce dalla fatica del passo pesante alla determinazione della corsa forsennata.
Nulla di rivoluzionario, ma la mezz'ora di musica con cui i
Wednesday si presentano al mondo si muove su un equilibrio magico e su un suono che solo a un ascolto distratto può apparire povero di sfumature.