Soccer Mommy

color theory

2020 (Loma Vista) | dream pop, lo-fi

"Dammi i colori", Sophie Allison. Dopo due anni dall'apprezzato "Clean" - calamita di assensi pressoché unanimi - Soccer Mommy è tornata con un album che si potrebbe definire concettuale. Tre colori diversi per tre nuclei emozionali: il blu, il giallo e il grigio. Una scala cromatica per esprimere sentimenti come la nostalgia, la perdita, l'inadeguatezza, la depressione e il dolore. Insomma, "color theory" è tutto fuorché un album da cui attingere se si cerca luce e speranza, tutt'al più è un palliativo per lenire la sofferenza, una schiena su cui appoggiare la propria per condividere i ricordi più dolorosi senza doversi per forza guardare negli occhi.
Soccer Mommy è l'amica che si apre una volta per tutte e in quella sola volta ci dice tutto, andando oltre le barriere del pudore e crepando la crosta della sua intimità. Da quelle crepe esce pure un po' di sangue, come canta in "bloodstream", perché il passato di Sophie è fatto anche di autolesionismo e pugni sul muro, l'unico modo per sostituire l'insostenibile velo d'ansia con la più penetrante percezione del dolore fisico.

Tuttavia, se da un lato il secondo disco di Soccer Mommy è un album cupo, dall'altro rimane lontano anni luce dal genere dark, grazie alla scelta di edulcorare il contenuto con la forma rendendo il prodotto accessibile a un pubblico ampio e trasversale. Il racconto di Sophie è nel complesso un alternarsi di immagini nitide e di visioni oniriche, come quelle di "up the walls", vero e proprio viaggio tra i primi Radiohead e la St. Vincent più intimista. Di analogo sapore "royal screw up", fiaba senza lieto fine in cui la cantautrice è insieme drago e principessa, ascoltatore e cantastorie, ma soprattutto è prigioniera eternamente orfana di un cavaliere che la venga a salvare. Se "stain" - che si regge a malapena su un sottile tappeto di elettrica senza distorsione - è il bozzetto crepuscolare di una Lisa Germano ventenne, le interessanti dissonanze di "lucy" trascinano adagio nell'inferno delle tentazioni, mentre la semiacustica "nightswimming" - malinconico epitaffio di un amore fallito - canta dell'ennesima aspettativa trucidata dalla crudeltà del vero e del reale (I swam back to the shoreline/ And found that all you left me was a note/ I read it slow/ It said that you would love me/ But you knew that you would end up on your own/A sinking stone).

Più che un album indie-rock, "color theory" è un album dream-pop cucito su misura per i nostalgici del sound anni Novanta (Galaxie 500 e Mazzy Star). Le parole della Allison sono quelle di una donna che ha rotto il lucchetto del proprio diario adolescenziale e che ora lo decanta con brillanti intuizioni melodiche, sfoderando una scrittura fluida e musicale. "circle the drain", in questo senso, è l'esempio più lampante e il suo pre-chorus ("Things feel that low sometimes/ Even when everything is fine"), semplice ma efficace, è il modo migliore per lanciare un refrain circolare, che gira su stesso fino alla perdita totale dei sensi.
Viene allora da chiedersi cosa manchi a Soccer Mommy per fare di meglio. Diremmo una maggiore padronanza dei propri mezzi quando il ritmo rallenta, perché è lì, dove i toni si abbassano e i battiti si fanno più radi che "color theory" sembra perdere un po' di piglio. Ma nel dirlo ci morderemmo le labbra, perché "yellow is the color of her eyes" - cinematografica traccia centrale del disco - pare che esista proprio per smentire quanto appena detto.

Difficile, d'altro canto, chiedere di più a una ballata pop-rock: c'è il riff appiccicoso e la strofa che si trascina stanca verso il ritornello, c'è la deliziosa cura dei dettagli (ottima la produzione di Gabe Wax, già Beirut e Adrianne Lenker) e il ponte di chitarra elettrica che apre alla nenia finale. "yellow is the color of her eyes" è la piccola suite di Soccer Mommy, il punto più alto della sua breve e acerba discografia, la ninna nanna che la immerge nel piacevole deliquio di un'insolita tastiera e di un elegiaco assolo di chitarra. Eccolo il sonno a cui nessuno può opporsi - neppure la tormentata Sophie - quello che vince ogni resistenza travolgendo tutto con la stessa forza delle maree. Forse è una irrisoria consolazione al dolore, certamente è una momentanea liberazione, un'onda che per qualche istante cancella tutti i colori di una giovane donna e rende il suo foglio nuovamente intonso.

(07/03/2020)

  • Tracklist
  1. bloodstream
  2. circle the drain
  3. royal screw up
  4. night swimming
  5. crawling in my skin
  6. yellow is the colour of her eyes
  7. up the walls
  8. lucy
  9. stain
  10. gray light




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