RAVYN LENAE - Blue Island

2026 (Atlantic)
nu-soul, r&b, sophisti-pop

Audace, irrequieto e vivo. Sono i tre aggettivi spesi da Ravyn Lenae per definire “Blue Island”. E in effetti il terzo disco della cantautrice chicagoana suona proprio così, per un trittico di stati d’animo trasferito senza riserve in quattordici canzoni che spaziano con disinvoltura e altrettanta naturalezza tra nu-soul, r’n’b d’annata e sophisti-pop decostruito a seconda del piacere. A cominciare dal singolo che apre e introduce le danze, “Handle”, praticamente un brano di Debbie Gibson, o Tiffany, per gli amanti di “Stranger Things“, addomesticato secondo i parametri di una produzione sofisticata, con il riff di chitarra sfacciatamente eighties, così come è invece nineties il videoclip, che immortala balletti cicconeani e andature da maitresse.

Presentata il 13 maggio, “Handle” segue i singoli precedentemente pubblicati dalla musicista statunitense, “Bobby” e “Reputation”: il primo è una ballata trasognata con la linea melodica ancora affidata a una chitarrina distorta stavolta alla maniera di un Ernest Green, mentre la seconda, in compagnia di Dominic Fike, abbassa i toni grazie a un synth circolare che spunta in punta di piedi, assecondando l’acustica e rendendo il brano decisamente piacevole sulla lunga distanza ma anche nell’immediato. Ecco: pare quasi di ascoltare una melodia degli Arcade Fire (!) rielaborata da una coppia di nerd americani.

Ci sa fare, Ravyn. E l’attesa per questo suo terzo album è ripagata da un canzoniere avvincente, capace di regalare momenti imprevedibili, pur restando legato a un immaginario sonoro vecchio di quarant’anni, ma puntualmente aggiornato ai giorni nostri con una spiccata sagacia e un camaleontica propensione al travestimento delle sfumature e dei ritmi: ora instabili e sensuali (“In & Out), ora magnetici e pulsanti con il basso scassatissimo in prima linea (“Sew Me Back Toghter”), a evocare pulsioni perlopiù sbarazzine.
La presenza in cabina di regia di produttori pluripremiati come Dahi & Ely Rise conferisce all’insieme ulteriore volubilità pop, ampliando le smanie di una musicista spesso in stato di grazia, al netto di un revival talvolta estremo, con canzoni che paiono uscite direttamente da un juke-box degli 80’s (ci risiamo!), vedi “Saturday Night” e “Barriers”.

Non mancano poi momenti spiccatamente nu-soul, quasi alla Solange, per capirsi, come “Babygirl”, in duetto con Doechii. E ancora “Wish You Well”, che fa tornare alla mente subito la Judie Tzuke più laccata e ingiustamente dimenticata de “The Cat Is Out”. Per l’occasione c’è anche Flanafi a sbrigare la faccenda, mentre sono ben sei i co-autori del brano insieme alla Lenae, a conferma di un lavoro di squadra certosino. Un po’ di sana confusione spunta solo sul finale, tra le trame ritmiche di “Let Us In”, per una traccia che mischia le carte sul tavolo un’ultima volta.

“Blue Island” è un disco che incorona Ravyn Lenae stella amabilmente sfuggente del panorama pop/r&b americano del decennio in corso. Una cantautrice dal potenziale finora gestito benissimo, ad eccezione del timido e poco convincente debutto. E che, visto l’andazzo, meriterebbe ancora più successo.  

23/08/2026

Tracklist

  1. 1. Handle
  2. 2. Familiar Dreams
  3. 3. Never Let Me Go
  4. 4. In & Out
  5. 5. Potential
  6. 6. Sew Me Back Together
  7. 7. Reputation with Dominic Fike
  8. 8. Saturday Night
  9. 9. Babygirl feat. Doechii
  10. 10. Barriers
  11. 11. Wish You Well
  12. 12. Bobby
  13. 13. Find It One Day
  14. 14. Let Us In

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