LAMBCHOP - Punching The Clown

2026 (City slang)
folk, gospel, lined-out singing, songwriter

Kurt Wagner ha sempre avuto una predilezione per la rarefazione sonora, un’essenzialità espressiva particolarmente apprezzabile anche in molte delle performance live dei Lambchop. Non sorprende dunque che in “Punching The Clown” minimizzi ulteriormente gli elementi musicali a disposizione: chitarra, basso, banjo e due cori gospel diretti da Blake Morgan (il London Choir e l’Eau Claire Vocal Sextet).
Nessun vezzo o strategia creativa: queste dodici canzoni, per quarantotto minuti di puro incanto armonico e lirico, sono ispirate dall’imprevista passione di Kurt Wagner per il canto corale della tradizione appalachiana scozzese. La voce è la prima protagonista dell’album, mai così spoglia e diretta (via l’autotune utilizzato da “Flotus” a “The Bible”), al punto da librarsi in una dimensione spazio-tempo tipica di un concerto da piccolo club, con il pubblico assorto in religioso silenzio.

Justin Vernon (Bon Iver) è il maestro del banjo, chiamato in soccorso dall’autore per uno splendido e avvolgente dialogo con la chitarra acustica. A questo si aggiungono poche note di pianoforte, il ricamo elegante del basso e una brevissima incursione dell’elettronica in “Weakened”, a completamento di una spoglia, eppure potente, struttura sonora.
“Punching The Clown” è un altro tassello del sempre prezioso e storicamente pregnante percorso di ricerca della tradizione musicale americana e delle sue antropologiche influenze; Kurt Wagner continua a utilizzare il linguaggio della country music come arpione sul quale ancorare melodie e intuizioni sonore decisamente prive di una dimensione temporale definita.
Registrato in soli tre giorni nello studio nel Wisconsin di Justin Vernon, il diciassettesimo album dei Lambchop non è solo il migliore dell’ultimo ventennio, ma il più intenso e riuscito dai tempi di “Is A Woman”. Non è tanto il ritorno alle origini che dona fascino a “Punching The Clown”, ma la completa padronanza di una materia musicale così fragile e intima da apparire scarna e vetusta; basta il verso “Lambchop! No Shit”, affidato a un ignoto rapper che cerca di infrangere la magia dell’impianto corale country-gospel di “Just West Of Nicollet”, per ritrovare la sprezzante e lucida ironia di sempre.

Che Kurt Wagner abbia affrontato questa nuova sfida con autentica passione e responsabilità è avvalorato da una scrittura decisamente più colta e raffinata: chi ha assaporato il brano che ha anticipato l’uscita dell’album (“Weakened”) è stato travolto da una moltitudine di emozioni e suggestioni quasi cinematografiche. Ognuna delle dodici tracce è in verità un racconto: la schietta bellezza della spoglia e travolgente melodia di “Stella” e la svogliata intonazione da vecchio e cinico troubadour di “The New World Wave” sono capitoli di quella eterna epopea umana che solo i grandi scrittori, musicisti e poeti riescono a catturare con parole, immagini e suoni.
Difficile altresì restare indifferenti alla solenne magia di “A Doctor In The House”, una ballata da brividi dove il canto corale della tradizione greca si fonde con il gospel, mentre la voce baritonale di Kurt Wagner raggiunge un’intensità drammatica.

“Punching The Clown” è un disco nel quale il minimalismo armonico diventa pura magia: esemplari in questo senso la splendida “The New World Wave” e la breve e spirituale “To Do”, un brano che fa tesoro del canto a cappella in stile lined-out singing che è, in definitiva, il motore principale dell’album. Anche i testi assecondano questo stile narrativo intenso e intriso di misticismo pagano; ovviamente non mancano velati riferimenti politici – come il ritratto dell’America attuale in “Afterburner” – e sociali – come il canto dei migranti nella scarna e struggente “Cigar” –, ulteriori tasselli di un disco incantevole che trasuda ispirazione e passione.

25/08/2026

Tracklist

  1. 1. Just West Of Nicollet
  2. 2. A Doctor In The House
  3. 3. Weakened
  4. 4. Stella
  5. 5. Punching The Clown
  6. 6. White People
  7. 7. The New World Wave
  8. 8. Andrew Jackson Asshat
  9. 9. Afterburner
  10. 10. Cigar
  11. 11. To Do
  12. 12. No Chicago

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