Black Metal from the Black Forest. Si presentano così gli Imperium Dekadenz - da poco approdati su Napalm Records dopo la felice esperienza con la Season of Mist - un affiatato duo formatosi nel 2004 per mano di Horaz e Vespasian nella regione tedesca del Baden-Württemberg. “When We Are Forgotten”, il sesto lavoro, prosegue un discorso evolutivo in apparenza impercettibile ma già palesemente esplicito nel precedente
full-length (l’eccelso “Dis Manibvs” del 2016). Una produzione sempre più curata, una spasmodica ricerca della melodia e una maggiore fruibilità generale: sono questi gli ingredienti principali di un disco che non potrà deludere gli appassionati di tali sonorità, ma anche i fan della prima ora, perché gli Imperium Dekadenz non hanno perso un centesimo del loro spirito solenne e nostalgico.
La
title track ci catapulta immediatamente dentro un
mood esistenzialista, umori (neri) e atmosfere (malinconiche) incastonate all’interno di una dimensione introspettiva che si interroga sulla vita e sulla morte (“Pain guiding us through life. Death, a beginning or the end? Misery, our constant friend. The certainty of death reaches for our hands”). Si sale di intensità con la successiva “Bis Ich Bin”, incentrata su un
riff devastante impregnato di
Sehnsucht: non a caso le sensazioni generate dagli Imperium Dekadenz sono legate a doppio filo con uno struggimento inestirpabile, un desiderio che resta lì, irraggiungibile oltre l’orizzonte.
Quando la velocità lascia spazio alla riflessione (“My Solace I”) viene invece a galla il lato più profondo del duo, qui impegnato in un passaggio oscuro e sognante, come se davanti ai nostri occhi si materializzasse un quadro di Caspar David Friedrich. Dopotutto il romanticismo degli Imperium Dekadenz è palpabile, soprattutto se a parlare sono le emozioni e non la crudezza spesso associata al genere di riferimento: a tal proposito, merita una citazione “Frozen In Time”, già assaporata nel discreto videoclip, una canzone che si concede persino un piccolo break in odore di post-rock.
Il disco, ben arrangiato e mai banale, prevede in più di un’occasione degli affondi che si alternano a cambi di tempo piuttosto elaborati: la struttura dei brani è maggiormente rifinita rispetto al passato, ma in linea generale prevale quella tendenza in cui la ragione domina sull’impulso, rendendo forse meno viscerale l’approccio del disco. “Absenz Elysium” rappresenta però l’eccezione che conferma la regola: una sfuriata dai contorni maestosi che ci riporta dritti sul campo di battaglia, dove si muore a testa alta dopo aver esalato l’ultimo respiro.
In definitiva, “When We Are Forgotten” è un album di sostanza, che sputa di continuo sangue dalle sue ferite, l’ennesima conferma di una maturità ormai raggiunta da anni con una serie di lavori tutti di livello, a cominciare dal lontano “Dämmerung Der Szenarien” (l’acclamato secondo disco del 2007), in realtà il primo diamante grezzo di una carriera sempre più attenta all’aspetto evocativo e solenne del
sound. Un ritorno di assoluto rispetto, per uno dei nomi più importanti dell’attuale scena black metal mitteleuropea.