Le premesse per parlare con entusiasmo del nuovo album della formazione bolognese sembrano esserci tutte. Venti anni di attività alle spalle, venti anni passati, come dicono loro, dalla parte sbagliata della strada non possono che fornirti una pelle dura e una notevole dose di esperienza, specie se quel lato sbagliato non è stato sempre lo stesso, ma ha attraversato incroci diversi, sempre fuori dagli schemi.
Il nuovo lavoro dei
Cut prende forma come una seconda (nel senso di nuova) pelle - titolo non a caso - sfruttando tutte le anime coinvolte negli anni scorsi della band ed è anche una sorta di omaggio alla sua stessa musica, divenuta ormai una seconda (nel senso di alternativa) pelle rispetto a quella dei singoli musicisti. Tra i diversi ospiti di questo "Second Skin" troviamo
Mike Watt, basso e voce dei
Minutemen autori dell'indimenticato capolavoro "
Double Nickels On The Dime" e bassista nel periodo 2003-2014 degli
Stooges e Stefano Pilia, chitarrista dal 2008 dei
Massimo Volume. Oltre a queste, sono tantissime le diverse figure che hanno messo mano alla creazione delle dodici tracce, cosa che ha contribuito ad aumentare quel senso di multiformità di un'opera all'apparenza non troppo variegata.
Nonostante manchi decisamente di potenza, è proprio la varietà stilistica racchiusa tra le note il punto di forza della nuova prova dei bolognesi; post-hardcore minimalista e ribelle che s'intreccia a cenni di sgangherato post-punk, alternative-rock anglofono freddo e nichilista, con quella sana dose d'italianità data da una certa propensione a prediligere l'aspetto melodico alla cacofonia sonica molesta. Eppure tante sono le cose che non convincono; non convincono quegli accenni di art-rock che sembrano dire "vorrei ma non voglio"; non convincono la registrazione e la resa sonora complessiva del disco che dà l'idea del "fatto in casa" senza quella genuina robustezza del "fatto in casa"; non convincono i brani in fase di scrittura e non convince, come non mi ha mai convinto nei Cut, l'aspetto esecutivo e la scelta dei suoni.
Insomma, le premesse per parlare di un grande ritorno dei Cut ci sarebbero tutte, ma non è affatto il caso di farlo, stavolta.