La carriera di Michael Rosenburg prosegue senza scossoni o rinnovamenti creativi. Il successo di “Let Her Go” ha fortificato le sue attitudini folk-pop, sempre più imprigionate in canoni estetici ben delineati.
Ottavo capitolo discografico a nome Passenger, “Young As The Morning Old As The Sea“ flirta ancora una volta con tutti gli elementi nobili del cantautorato, scovando briciole di
Paul Simon e
Damien Rice e mescolandole con un gusto romanticamente nostalgico.
Nel tentativo di rinnovare il suo primato (“Let Her Go” è stato al primo posto in ben 22 paesi), Michael indugia in atmosfere più crepuscolari e autunnali. Le canzoni sono gentili e garbate, ma a volte innocue, impreziosite da frammenti sonori simil-etnico.
Dieci tracce la cui sequenza è intercambiabile senza che venga alterato il
mood dell’album, nel quale non c’è nulla che possa convincere i detrattori o sfiduciare i suoi fan: il folk-pop di Passenger abbonda di luoghi comuni e citazioni al punto da risultare a tratti anche simpatico ed encomiabile.
“Young As The Morning Old As The Sea“ è il classico album
crossover, un ponte ben solido tra il
songwriting più nobile e il
mainstream pop: perfezione armonica e gusto non mancano, tutto è al posto giusto al punto da intuire in anticipo ogni accordo o ingresso strumentale o vocale. Eppure è difficile non lasciarsi andare e tirare fuori un sorriso.
Alcune tracce lasciano il segno (“When We Were Young”, “The Long Road)” allineando Rosenburg al più famoso e pluridecorato
Ed Sheeran, anche se spetta al singolo “Somebody’s Love” il
refrain più accattivante e memorabile.
Il musicista di Brighton ha ribadito con fermezza e convinzione che la sua non è
pop-music e alcune intuizioni felici e originali come la
title track e la conclusiva “Home” onorano la tradizione del cantautorato, ma tutte le emozioni restano in superficie, lasciando una sensazione agrodolce non del tutto convincente. La musica di Passenger è un folk-pop intriso di filosofia estetica new age, un campionario di accordi gentili e garbati destinato a restare piacevolmente in sottofondo.