Nata a Dublino ma residente a Londra, premiata nel 2013 con il Kenny Wheeler Prize, laureata alla Royal Academy Of Music e vincitrice del Jazz Fm Award del 2016, Lauren Kinsella è una
vocalist jazz poliedrica e temeraria.
Negli ultimi anni ha intrapreso una serie di collaborazioni con musicisti francesi (il sassofonista Julian Pontvianne), turchi (Onur Turkmenn) e irlandesi (Ian Wilson), conciliando altresì la sua passione per i bambini con
performance di arte visuale e teatrale per l'infanzia.
Il progetto Snowpoet nasce dall'incontro di Lauren con il polistrumentista Chris Hyson, e il risultato è un album introspettivo e riflessivo che mette in campo melodie ricche di preziosi dettagli, che danno forma ad armonie maestose che trascendono la fragilità poetica degli elementi e i teneri fraseggi strumentali.
Jazz e folk coniugano un pregiato verbo musicale, dove alla forza visionaria di
Bjork e
Laurie Anderson si associa la modernità lessicale dei
Portishead e dei
Sigur Ros, senza trascurare le suggestive e glaciali atmosfere di Rebekka Karijord e
Ane Brun.
"Snowpoet" è un album ricco e complesso, nel quale la musica frequenta i sentieri dell'arte, senza tralasciare la grande forza creativa della comunicazione emotiva.
Si ascolti ad esempio "Waves", fulgido esempio di come un pregevole
fingerpicking possa trasmutarsi in una celebrazione eucaristica del
noise e del ritmo, due elementi sonori che (come acqua sotto la sabbia) smuovono l'apparente dolcezza del brano, destabilizzandone la percezione cerebrale e passionale.
Pur dotata di una voce potente, Lauren ama il bisbiglio e il tono confidenziale della voce: il duetto con piano e ritmi elettronici di "In A Quiet Space" è una di quelle delizie che solo
Beth Gibbons aveva lambito col suo canto. Un parallelismo che in parte si ripete nella più corposa e incisiva "Glad To Have Lost", un brano dalle superbe geometrie ritmiche
jazzy in bilico tra folk e
trip-hop.
L'idillio sonoro è incessante, così accade che il fascino etereo di "Mermaid" e le raffinate digressioni strumentali di "Gathering" siano due modi diversi e complementari di esortare l'immaginazione dell'ascoltatore, prima mettendo a fuoco una melodia facile e incantevole ("Mermaid"), poi divagando con apparente leggerezza su note di piano distese su flebili pagine di
field recording ("Gathering").
Spogliata di suoni e atmosfere, la voce di Lauren affronta un intenso duetto con il piano nella più ardita melodia dell'album, che evoca l'intensità poetica di
Robert Wyatt ("If I Miss A Star"), e quando Chris Hynson contorna la voce di Lauren con raffinate soluzioni vocali e strumentali, la perfezione è quasi vicina e palpabile ("Little Man Moon").
Il jazz fa capolino in modo più incisivo nella soffusa "Poetry Of Stillness", che sottolinea ancor di più le doti d'interprete di Lauren, pronta altresì a lasciarsi andare nell'ipnotica e caotica digressione jazz-folk della conclusiva "Eviternity", dove la trasfigurazione sonora è ancor più completa, tra intermezzi e divagazioni sonore che promettono un futuro ancor più ricco d'emozioni.
L'esordio degli Snowpoet è un'autentica rivelazione, un colpo al cuore nel sonnacchioso e ripetitivo establishment produttivo odierno.