Charles Bradley - Changes

2016 (Daptone Records)
funky-soul
Sembra ancora ben lungi da esaurirsi la buona sorte della Daptone Records, il revival soul e funky non conosce tregua e la casa discografica indipendente americana ha messo su un team di artisti d’indiscutibile talento, per niente scoraggiati dalla prevedibilità dei cliché della black music anni 60 e 70.
Il terzo album del veterano del funky Charles Bradley offre un’altra esplosiva miscela di furia alla James Brown e d'introspettività soul in stile Al Green, scomodando addirittura i Black Sabbath.

Il tono generale è ancor più corrosivo e granitico, grazie all’eccellente contributo della Menahan Street Band, che solo in due episodi lascia il campo alla The Budos Band. Il suono glorioso della Stax e dell’Atlantic diventa materia organica, sulla quale vengono modellate una serie di performance vocali che grondano di sangue, sudore e lacrime.
“Changes” è l’album più maturo e versatile di Charles Bradley: il musicista non sembra intimorito dalle contaminazioni stilistiche, con piglio deciso e sicuro la sua voce domina senza incertezze l’enorme forza emotiva quasi drammatica della title track (cover di un brano tratto da “IV” dei Black Sabbath), trasformandola in un gospel-blues dall’intenso crescendo emotivo.
La sezione fiati è sempre in prima fila, pronta a sottolineare l’irresistibile groove di “Aint’ It A Sin” o la volontaria citazione di “Summer Breeze” dei Seals & Croft in “Nobody But You”, per poi duettare con la sezione ritmica nel trascinante soul-funk di “Good To Be Back Home”.

“Changes” non cede alle lusinghe dell’estetica del soul-revival, vulnerabilità e schiettezza predominano, rinnovando ancora una volta la prospettiva stilistica di Charles Bradley, sempre meno proiettato in un recupero asettico del passato.
Deliziosi midtempo (“You Think I Don’t Know” e “Things We Do For Love”) indugiano con pathos sui sentimenti senza suonare goffi o nostalgici, mentre in “Change For The World” fa capolino una tenue tematica sociale e politica. Non mancano leggere divagazioni psichedeliche, soprattutto nella quasi Motown “Aint’ Gonna Give It Up”.
Ma la vera chiave di lettura di “Changes” la offre la breve e intensa apertura dell’album, affidata a “God Bless America”, un minuto e trenta nel quale il musicista mette da parte anni di tribolazioni e sconfitte personali, per sentirsi finalmente parte della sua terra.

Tracklist

  1. God Bless America
  2. Good To Be Back Home
  3. Nobody But You
  4. Ain’t Gonna Give It Up
  5. Changes
  6. Ain’t It A Sin
  7. Things We Do For Love
  8. Crazy For Your Love
  9. You Think I Don’t Know (But I Know)
  10. Change For The World
  11. Slow Love




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