La fama dei
Police in piena era
new wave è stata, a posteriori, una delle incongruenze ideologiche più vistose di quell’epoca, il punk aveva gettato alle ortiche il concetto di musicista=virtuoso dello strumento, relegando i protagonisti del passato al ruolo di dinosauri.
Sting, Andy Summers e
Stewart Copeland fecero breccia con un suono aspro e deciso, che aveva tutte le connotazioni dell’anti-divismo, ma alfine la loro produzione discografica si distinse anche per la notevole caratura tecnica.
Chiuse le offensive pop con il brillante e raffinato “Synchronicity”, i tre musicisti hanno messo ancor più in evidenza il loro alieno
status di esperti musicisti, tra questi Andy Summers è stato senza dubbio il più audace, con una produzione discografica variegata e più che dignitosa. Nei suoi oltre venti progetti da solista, ha incrociato il jazz, il
progressive, la musica brasiliana, il rock, la classica e l’art-rock, ma quello che ha colpito di più la fantasia del pubblico è quel prezioso “I Advance Masked” realizzato con
Robert Fripp nel 1982, anche se urge una più completa rivalutazione critica del suo profilo artistico.
Con “Metal Dog”, Andy Summers ritorna dalla parti dell’art-rock e della sperimentazione con un progetto che nasce dalla volontà dell’artista di creare partiture per balletto e danza moderna, per poi assumere i connotati di opera autosufficiente e più articolata.
Registrato in piena autonomia e solitudine creativa, “Metal Dog” convince e affascina per la fluidità dell’insieme: elettronica e virtuosismo si incrociano e si amalgamano, dando forma a una musica ricca di sfaccettature, spesso ai confini del jazz-rock , a volte spiazzante o dissonante.
Le robuste tessiture quasi post-rock della
title track certificano lo stato di grazia creativa del musicista, che mette in piedi una delle sue opere più accattivanti e riuscite, passando da giocose pagine ritmiche in bilico tra funky e jazz (“Animal Chatter”) a insolite trame folk ed etniche impreziosite da percussioni gamelan e dobro (“Qualia”).
Più descrittiva e meno accademica che in passato, la musica di Summers quasi sfiora le suggestioni dei
Cocteau Twins in “Ishango Bone” o di
Mike Oldfield nella ipnotica “Vortex Street”, resta gradevole e vibrante anche nelle inevitabili pagine di routine (“Bitter Honey”, “Harmonograph”) per poi sfoderare gli artigli nella superba “Mare Imbrium”: eccellente
soundscape sonoro in bilico tra psichedelia in stile
Pink Floyd e fluidi di
frippertronics.