I ragazzi di Richmond, Virginia ritornano dopo qualche anno dall’ottimo
debutto omonimo per Blind Prophet che li vide comparire come un fulmine drogato sull’orizzonte del post-punk più gotico e sporco.
Già all’epoca si tracciarono giusti raffronti con icone come
Amebix,
Rudimentary Peni e quella scena tra crust e anarco-punk che negli 80's produsse una realtà sotterranea prolifica e ancora non ben conosciuta.
Il ritorno dopo tre anni non devia gli statunitensi dalla loro forma originaria, dalla loro pelle primitiva. Anzi, li vediamo crescere e costruire passo dopo passo una forza espressiva sempre più subdola e meravigliosamente inquietante, che si lascia ispirare dal rantolio petrolchimico di un death-rock classico mutato dentro sintetiche deviazioni e perversioni tribali.
Il principio è la fine: il crogiuolo ribollente di un’oscurità viscerale ed epilettica che nella coppia “Disease”–“Rise Or Fail” ci porta dentro gabbie notturne appiccicose di un feticismo mellifluo.
Sisters of Mercy e
Christian Death si cuciono insieme in un idolo notturno che percuote i nervi con ritmi insistenti e ipnotici, sovrastando le menti con echi ossessivi.
Due strumentali centrali non titolati suggellano una sacralità riflessiva in attesa di “Midnight Rain”, un assalto metallico velocissimo che ci trasporta dentro un altro lato dell’anima del gruppo americano. Come nella successiva “Conquer”, qui il
drumming si fa più pesante e il cantato più cupo e profondo, donando una pesantezza maligna che solo la finale “Dungeon Of Stones” saprà esorcizzare tra chitarre affilate e sanguinanti, in un ultimo passo dentro quell’oscurità che non terrorizza ma avvolge.
“Solace” mostra la fascinazione per quel buio oltre l’anima che dà sollievo a una coscienza tormentata. Ci fa percorrere brutalmente la sua lotta e il suo dolore dentro i solchi di una musica che non ama retorica o ipocrisia, e che si consuma velocemente, violentemente, senza nessuna remora.
Un secondo disco interessante e forte emotivamente. Sicuramente i Lost Tribe potevano osare di più, visto il lungo periodo di attesa, ma speriamo senza indugi nel prossimo album.