Sono ormai dieci anni buoni che Matt Cutler semina la sua patinatissima declinazione del verbo
wonky, e vederlo approdare due anni fa su R&S – proprio in concomitanza con le prime evidenti dimostrazioni del massiccio ritorno dell'house sulla breccia – era apparso a tutti come la più coerente (e per certi versi ovvia) delle consacrazioni. Non che un passato su Werk Discs si potesse dire così lontano da un lancio definitivo, per uno poi che a dirla tutta era riuscito già in tempi non sospetti a costruirsi una buona nicchia di estimatori, ma “Galaxy Garden” pareva voler corrispondere in effetti con il raggiungimento di un apice, della tanto attesa finestra aperta sui grandi del panorama britannico.
E proprio lì Lone aveva deluso, equilibrando la sua miscela storicamente intrisa di dolciumi assortiti (pillole garage della vecchia scuola, caramelle acide in pieno stile
Mohawke, spruzzi melodici al limite del
kitsch) a suon di comode distese analogiche da
lounge bar spaziale, insomma la più stantia e scomoda fra le eredità che la house degli anni Dieci si porta appresso. E per quanto non mancassero i tentativi di guardare da tutt'altre parti, questi finivano puntualmente per ricadere nel medesimo calderone di stereotipi
made in Uk a livello di suoni, tanto, troppo ancorati a una logica retromane dalla quale in pochi sono riusciti a tenersi effettivamente lontani. Per un
Kuedo e un
iTaL tEk che la applicavano al dopo dubstep c'era insomma un Lone che lo faceva col
wonky.
A ventiquattro mesi esatti di distanza, “Reality Testing” prosegue su una linea in apparente continuità con quel passato, andando però a compiere un ulteriore tentativo di “normalizzazione”, limando in maniera ancor più minuziosa ogni escrescenza, riconsegnandoci insomma un universo sonoro decisamente più piccolo e per questo più semplice da esplorare. Lone ormai suona così, come un Rustie che si è iniettato nelle vene il sangue dei
Boards Of Canada e che in “Aurora Northern” ti disegna il tramonto più lussuoso e pettinato che ci possa essere, su “Meeker Warm Energy” si fa un giretto per strada e annusa l'asfalto con l'aria di chi ormai non riesce a respirare altro che l'
arbre magic della sua bella e luccicante Mercedes. Questo è quanto, prendere o lasciare.
In realtà la decisione su che fare è piuttosto ardua, perché nonostante il pacchetto sia infiocchettato al punto tale da mettere il nervoso, il suo contenuto resta comunque un gran bel sentire. Specie quando Matt si concede un
comeback ai bei tempi che furono come in “Restless City”, o ti tira fuori una bomba a mano hip-house come “Airglow Fires”, scoprendosi improvvisamente amico dei
nigga dei sobborghi, o ancora quando in “Jaded” entra timidamente per rubacchiare qualche suono a
Flying Lotus. Poi magari in “Vengance Video” s'inventa anche la cavalcata da fantascienza pura, spalancando i bassi e ricordandoci che per quanto Berlino gli piaccia anche troppo, alla voce luogo di nascita il suo passaporto riporta Nottingham. E sotto sotto la sua Mercedes la vorresti anche tu.