Morgan Delt - Morgan Delt

2014 (Trouble in Mind)
folk-rock, neo-psychedelia

"San Francisco e la metà degli anni Sessanta erano un posto speciale e un momento speciale di cui fare parte. Ma nessuna spiegazione, nessuna miscela di parole, musica e ricordi poteva toccare la consapevolezza di essere stato là, vivo, in quell'angolo di tempo e di mondo, qualunque cosa significasse. C'era follia in ogni direzione, ad ogni ora, potevi sprizzare scintille dovunque, c'era una fantastica, universale, sensazione che qualsiasi cosa facessimo fosse giusta, che stessimo vincendo".
(Da "Paura e Delirio a Las Vegas")

Se è vero che gli ascolti musicali dicono molte cose di una persona, provate a pensare a cosa possono dire di chi effettivamente la suona, quella musica. Ascoltando il disco d'esordio del californiano Morgan Delt si fa onestamente fatica a immaginarselo nella vita di tutti i giorni mentre va a fare la spesa al supermercato, a pagare le bollette, a fare la revisione alla macchina.
Non si conosce ancora molto di questo strambo giullare hippie, oltre al fatto che è un musicista dal potenziale altissimo. Ad ogni modo, per chi bazzica con una certa assiduità i nuovi territori psichedelici, il suo nome non può certo passare inosservato: è infatti alla fine del 2012 che vede la luce “Psychic Death Hole”, cassetta homemade che ha rapidamente fatto il giro del web e che altrettanto rapidamente ha raccolto molti proseliti fra i nostalgici del "flower power". Circa un anno dopo altre cinque canzoni si aggiungono al lotto, andando a comporre il suo album d’esordio, chiamato semplicemente “Morgan Delt”.

I pezzi di questo disco rappresentano una continua rivelazione, un viaggio nel tempo e nello spazio, un gioco di specchi che costringe l’ascoltatore a trovare una chiave di lettura diversa ad ogni ascolto, l’ideale chiusura di un triangolo equilatero che ai suoi estremi presenta i ribollenti calderoni della psichedelia passata e presente, la cruda asprezza tipicamente lo-fi e la purezza melodica del folk d’autore.
Nel mezzo troviamo bizzarre escursioni chitarristiche e singolari intermezzi che grondano acido lisergico un po' dappertutto, appetiti esotici ed esoterici, rimandi tanto alle pietre miliari degli anni 60 quanto ai colossi contemporanei che si sono abbeverati alla loro fonte (Flaming LipsAnimal CollectiveTame Impala). Oltre a questo, nel caso di “Morgan Delt” le imperfezioni stilistiche e le sporcizie a bassa qualità risultano ampiamente giustificate, anzi rappresentano la cornice perfetta proprio per il fatto che qui, di base, ci sono le canzoni, le melodie e le idee giuste. Ed è più che sufficiente così.

La doppietta iniziale “Make My Grey Brain Green” e “Barbarian Kings” documenta un obliquo e vagamente inquietante viaggio sensoriale accompagnato da chitarre impregnate di Lsd, reminescenze sixties e riverberi in salsa lo-fi. La costante è la voce lontana e distorta del pazzoide californiano che disorienta e affascina; una specie di Morricone molto freaky che duetta con i Byrds e Syd Barrett a un banchetto psichedelico.
Su “Obstacle Eyes”, poi, ci sarebbe da parlare per ore: galassie racchiuse in arpeggi acid-folk gentili e svolazzanti, dettagli acustici semplicemente formidabili in mezzo ai vocalizzi del farneticante genio losangelino, che sembra chiamare a se’ le sue truppe di sballati. Noi ci limitiamo a dire che è una canzone magnifica.

Ma se pensate che sia finita qui, vi sbagliate di grosso. Ci sono le filastrocche stupefacenti di “Sad Sad Trip”, c’è il delirio e l’allucinazione della stratosferica “Backwards Bird Inc.”, sviluppata su un giro di basso claustrofobico e velenoso (ecco come suonerebbe una folle jam session fra Avey Tare, Wayne Coyne e Roger Waters). C’è persino l’esoterismo nel finale di “Beneath The Black And The Purple”, negli abissi di "Tropicana" e nelle oscillazioni cicliche di “Little Zombie”. E ancora tante altre formidabili minuzie sonore che non si possono davvero spiegare a parole e che andrebbero ascoltate e “respirate” in prima persona, lasciandosi accecare dalla luce del Grande Sole della California.

Ci sembra quasi di vederla, questa squinternata comune che apre le porte ai giovani viandanti stanchi e assetati; l’odore acre di sudore e hashish li raggiunge come un pugno nello stomaco, una nebbia lisergica avvolge i volti allucinati e sconnessi dei suoi abitanti, mentre le cantilene minacciose e distorte fanno da sottofondo a una festa del sesso e delle droghe psicotrope. Ma poi ecco dispiegarsi davanti ai nostri occhi la libertà, la bellezza, la musica.
Saltellare estasiati sulle vibranti rotelle di Morgan Delt ascoltando il suo album d’esordio (uno sghembo prototipo di un capolavoro assoluto) è davvero cosa buona e giusta. 

Tracklist

  1. Make My Grey Brain Green
  2. Barbarian Kings
  3. Beneath The Black And The Purple
  4. Mr. Carbon Copy
  5. Obstacle Eyes
  6. Little Zombie
  7. Chakra Sharks
  8. Sad Sad Trip
  9. Backwards Bird Inc.
  10. Tropicana
  11. Main Title Sequence


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