AVEY TARE - Down There

2010 (Paw tracks)
experimental psych-pop

Quest’esordio

(il primo vero) solista di Avey Tare (co-leader degli Animal

Collective) sembra provenire da qualche luogo oscuro e sotterraneo o da una

qualche palude sommersa. Un horror lisergico, un trip claustrofobico che

galleggia tra gli abissi della mente.

C’è un

senso di negatività introversa, di oscurità enigmatica che pervade l’atmosfera

in “Down There”, tra mondi sbiaditi e

un “laggiù” stipato nella psiche.

Il

magma pulsante di beat e synth stralunati da cui prende vita l’iniziale,

bellissima, “Laughing Hieroglyphic” è l’ideale benvenuto in questo mondo

ovattato e tenebroso. Le stratificazioni sonore come sempre geometriche e

psichedeliche fanno da tappeto al canto sofferto di Tare e a un melodismo

tragico e coinvolgente. “3 Umbrellas” è il classico pastiche saltellante e

brioso collectiviano, che varia il

tono e l’umore creato dall’incipit, ma non aggiunge nulla di nuovo a

quanto già ascoltato dal trio di Baltimora. Di ben altra pasta il groove divergente di “Oliver Twist”,

mutevole nel suo continuo saliscendi di voci e suoni (quasi una sorta di

hip-hop su base techno) e i tribalismi ossessivi e primitivi di “Ghost Of Books”.

L’intimismo cupo e atmosferico di “Cemeteries”, una sorta di lamento distante

e ipnotico, fa calare nuovamente le tenebre più nere sul disco.

Il mood si fa

finanche più delirante e opprimente in “Heads Hammock”, rendendo quasi

inintelligibili le parole, sempre più sommerse e capovolte in questo mare

sonoro turbolento. Apprezzabili le sperimentazioni e notevole il songwriting,

ma è fuor di dubbio che in questa parte centrale il pathos lasci spazio alla

noia, rendendo l’effetto fin troppo disorientante. È qui che Tare decide

nuovamente di emozionare, nella tenera e struggente melodia di “Heather In The

Hospital”, dedicata alla sorella malata di cancro e al senso di malessere

interiore misto a smarrimento che nasce dalla consapevolezza rassegnata della

distruzione provocata dalla malattia. Un’emozione che illumina il buio, ma di

una luce fioca e sommessa. Il traguardo finale di questo intricato viaggio è “Lucky

1” con il suo andamento sempre sonnacchioso ma cangiante. Un modo per dire, hai

pianto, sei stato triste, ma in fondo anche tu sei fortunato.

E in qualche modo fortunato lo è

anche questo primo album solista di Avey Tare, anche se obiettivamente lo

poteva essere molto di più. Disco ambizioso dal punto di vista sonoro (in fondo

sono sempre gli Animal Collective solo in versione più dark e forse più

elettronica) e dal songwriting a tratti pregevole, tuttavia le atmosfere fin

troppo dilatate e ovattate qui ricercate, costituiscono allo stesso tempo la

croce e delizia di questo trip-noir talvolta suggestivo, talvolta affaticato e

sfibrante.

20/01/2011

Tracklist

  1. 1. Normal
  2. 2. 14
  3. 3. Laughing
  4. 4. Hieroglyphic
  5. 5. 3
  6. 6. Umbrellas
  7. 7. Oliver
  8. 8. Twist
  9. 9. Glass
  10. 10. Bottom Boat
  11. 11. Ghost Of
  12. 12. Books
  13. 13. Cemeteries
  14. 14. Heads
  15. 15. Hammock
  16. 16. Heather In The Hospital
  17. 17. Lucky 1