Risaliva a cinque anni fa l’ultimo capitolo della serie “Virga” firmata Eluvium. Un progetto concepito da Matthew Robert Cooper per dare forma quantomai introspettiva alla sua concezione di ambient. Una proposta che si è sempre distinta per quel particolare equilibrio tra rarefazione e composizione classica, giungendo a risultanze mutevoli, spesso di buona fattura.
Se le precedenti uscite scaturivano da precise contingenze determinanti periodi di isolamento – una tempesta di neve per la prima, la pandemia nella successiva – “Virga III” muove da una riflessione che nasce dall’osservazione dell’universo minuto a confronto con la nostra realtà storica. Da una parte gli ecosistemi biologici marginali quali quelli osservabili nei canali di scolo, dall’altra un’attualità socio-politica fatta di violenza e prevaricazione.
Da tale premessa emergono paesaggi sonori inaspettatamente luminosi, astrazioni atmosferiche tanto distanti dalle strutture in decadimento basinskiano di “Virga I”, quanto dai toni inquieti del predecessore. Le tracce rinunciano alla dilatazione per divenire nuclei concisi – ad esclusione della fluttuazione dream-ambient di “Communication” – inclini a un più rapido raggiungimento del climax. Esemplificative di tale scelta compositiva sono la title track, con i suoi loop in crescendo a dipingere una melodia carica di enfasi, e ancor più la commovente sacralità di “The Fires At Night”.
Il verbo di Eluvium torna qui a risplendere, ritrovando a tratti quella cifra che lo ha reso uno degli artisti più rappresentativi nell’ambito della musica ambient di inizio millennio.
27/05/2026
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