Cosa accade oggi nell’underground ambient

Ancora oggi, la scena ambient si presenta con un formulario vivo, capace di evolversi non solo attraverso l'estetica più iconica del genere, quella di Stars of the Lid o Steve Roach, ma anche tramite le sue infinite diramazioni. Più che uno stile vero e proprio, si tratta di un concetto che, virtualmente, può essere accostato a quasi ogni corrente artistica. Porre l'enfasi sulla tessitura generale, piuttosto che sul singolo momento o sulla melodia, è il tratto distintivo di una forma mentis che continua a trovare eredi ovunque.
Dalla space music di Thom Brennan ai droni sommessi di Celer, passando per i tape-loop di William Basinski e le dilatazioni dub di Vladislav Delay, l'universo ambient si esprime attraverso una moltitudine di voci. Da oltre cinquant'anni, da Brian Eno fino all'ambient techno di Wolfgang Voigt e oltre, questa corrente ha segnato la musica contemporanea.

Nel 2025 il racconto non si è certo interrotto, e a parlare non sono solo i titani. Mettendo da parte i nomi più discussi, emerge un sottobosco in continuo fermento. La scena musicale si è allontanata dai monumentali concerti kosmische dei Tangerine Dream, per diventare, nel caso dell'ambient, un'esperienza intima: raccolta in spazi minuti, associazioni culturali che propongono dal basso l'underground odierno, e soprattutto piattaforme come Bandcamp.
Qui sotto, dieci Ep che raccontano una scena ancora in movimento, accompagnati da voti indicativi pensati per restituire l'ampiezza di questo paesaggio sonoro. Ma ciò che emerge con chiarezza è che, con il suo piglio contemplativo di sempre, il linguaggio ambient non smette di percorrere le crepe del mondo.

Blanket Swimming - Now As Ever

a1068221141_10_600_01Thea Maloney è la mente dietro Blanket Swimming, progetto attivo da dieci anni e con all'attivo un'imponente collezione di uscite. "Now As Ever" è l'ultima opera dell'artista statunitense, nonché fondatrice di Asonu, netlabel sperimentale sospesa tra intrecci bordonici e field recordings. Il disco non è altro che un drone loop dilatato per diciassette minuti; la realizzazione avviene tramite sintesi sonora e campionamenti di cori inintelligibili, diluiti nel tempo e ripetuti con fare vellutato. Le evoluzioni sono microscopiche e ci si immerge come in acque oceaniche. Un tocco in più di cura nel missaggio, forse pastoso, ma qualcosa negli abissi affiora comunque. (6.5)

Bvdub - Colder Than Snow

a0777898497_10_600_01Bvdub è uno di quelli che lavorano nell'ombra da troppo tempo per sembrare ancora un nome nuovo. Il suono del producer statunitense si fonda su sfumature ed echi poggiati su tappeti ritmici, persi tra riverberi dub e memorie sbiadite. Lontano dai riflettori, l'artista prosegue con risultati altalenanti, qui distanti dal dub techno che lo ha caratterizzato. "Colder Than Snow" è l'ennesima uscita di una carriera prolifica, composta da quattro brani che oscillano tra intuizioni evocative e momenti più innocui. Spicca il terzo movimento: toni spettrali, un immaginario teatrale che prende per il collo. Il resto, purtroppo, fatica ad avvicinarsi. (6.0)

Demetrio Cecchitelli & Dominic Sambucco - Fuga & Discesa

13532879_600Due tracce per quello che è poco più di un singolo, ma con un'impronta densa di promesse. Demetrio Cecchitelli e Dominic Sambucco sono due giovani artisti che trovano il loro equilibrio nella comunione tra linguaggio strumentale e trama acusmatica. Traendo ispirazione dalla composizione classica, "Fuga" si articola in un contrappunto di fiati, sassofono e manipolazioni elettroacustiche, mentre "Discesa" distende flauto e chitarra preparata su un fondale sonoro arricchito da field recordings. Un buon intreccio tra elementi sintetici e organici, che dialogano anche attraverso la manipolazione stessa, formando un dualismo che si somma in una formula coerente ed espressiva. (7.0)

Kirk - Eon

a1837489192_101L'esordio dei polacchi Kirk risale al 2011 con "Msza Święta W Brąswałdzie" e, da allora, la rotta è cambiata radicalmente. Abbandonate le claustrofobie distorte dell'illbient, la direzione si è progressivamente rischiarata, fino ad arrivare a "Eon", un'apertura inattesa dopo anni di inquietudini e ossessioni. Le due incursioni qui presentate giocano con elettronica, trombe e duduk, strumento a fiato della tradizione armena. Gli elementi si snodano in una redenzione solenne, intrecciando linee post-minimaliste con ampie stasi armoniche: un impianto sonoro suggestivo che, però, non trova pieno slancio. Il passo è deciso, anche se la meta non è ancora del tutto a fuoco. (6.5)

Nurture - Ever

131786591Da qualche tempo, Århus sembra essere diventata uno dei principali snodi dell'underground europeo. È lì che ha preso forma l'etichetta Levain, ormai una delle migliori garanzie del circuito elettronico underground. "Ever" racchiude una luminosa distesa ambient, dieci minuti come new age e trance confluiti per comunione spirituale in un arpeggio infinito che si disperde tra lampi sintetici. Nurture è un progetto anonimo che si esprime attraverso una space music dalla delicatezza piena, mai evanescente, figlia dell'ambient house come della progressive electronic anni Settanta, intensa e mai ridotta a puro sfondo: una scrittura sottile e penetrante, che lascia il segno. (8.0)


Psalm Star Electric - January

130187311Kino Disk è una delle rivelazioni più interessanti dell'ultimo periodo. Label di Chicago, presenta uscite digitali tutte in free download. L'estetica visiva ricorda quella dei Basic Channel e l'identità sonora è altrettanto marcata: un ambient dub moderno, più vicino a glitch e Idm che a downtempo o chillout. Perso tra atmosfere futuristiche e fumose, Psalm Star Electric è il nuovo progetto anonimo dell'etichetta, espresso stavolta in due tracce sospese tra echi e nastri magnetici, come un Vladislav Delay o una Chain Reaction privati del ritmo, se non per qualche colpo di kick e bassline che agisce da eco profondo. È dub techno, ma suonata come se fosse ambient per spiriti insonni. (7.5)

Samsuo - For The Beyond

132596171La musica elettronica, ancora oggi, vive di netlabel. Se negli anni Zero c'era Myspace, oggi esistono nuove piattaforme che danno forma a progetti autenticamente underground, e Samsuo è uno di questi. Uscito per Florina Cassettes, l'inglese Samuel Samsuo, a oggi autore di tre album, costruisce texture timide, dove pad raccolti e meditativi si intrecciano a fruscii, crepitii da vinile e sussurri appena percettibili, animati dall'intento di esplorare le proprie emozioni e trovare un equilibrio interiore. "For The Beyond" è musica escapista: come chiudersi in camera, a occhi chiusi, alle tre di notte, lasciandosi trasportare da un flusso sonoro immateriale. (7.0)

Slatina - Leto

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Duo di base a Nantes e giunto al secondo Ep, armato di una manciata di sintetizzatori, un mixer e un corredo di suoni concreti, Marina Damjanovic e Mathieu Steyer offrono un'architettura meditativa dai lievi contorni trip-hop. Il punto di forza sono le idee: gentili e vellutate, in un resoconto ideale come eclettica musica da salotto per caldi pomeriggi estivi. È un'ambient che non sempre deve qualcosa alla scuola drone, con metà del disco sostenuta da ritmi circolari e cadenzati, accompagnati dallo spoken word sommesso di Damjanovic. Il limite, forse, un'identità sonora ancora in formazione; ma il progetto è giovane, e ha ancora molto da definire. (6.0)

Undveld - Where Dreams Collapse

a1132977206_101Dopo una carriera tra bordoni, ambient techno e field recordings, il lituano Undveld si muove qui attraverso tre episodi contrastanti. La prima contrappone violoncelli e archi sintetici a idee mantriche, ma il risultato ricorda certi esperimenti post-rock ormai consumati. Il secondo episodio richiama invece l'ultima fatica di Rod Modell, in uno scenario invernale, sfocato tra flebili risonanze e crepitii naturali. A chiudere, una riflessione che pare una buona sintesi delle due precedenti. Ne risulta un lavoro dall'emotività tormentata, con un impasto sonoro che non sempre trova la forma giusta, soprattutto in un'opener meno incisiva che ne compromette l'avvio. (5.5)

Uyu Uuu - Pacific

a0643094994_101Di Uyu Uuu si sa solo che è un progetto russo, forse originario di Yekaterinburg. "Pacific" è una tensione drone di dieci minuti: un mantra celestiale per anime perdute. Stesa la trama su un accenno melodico, si compongono variazioni poco percettibili, abbastanza da chiedersi se siano reali o il frutto dell'ipnosi della reiterazione. Delicato e sfuggente, i mutamenti interni sono esigui e al limite dello statico, ma il loop annulla il tempo e apre una fuga dal mondo. L'abbandono delle inquietudini quotidiane si traduce in una nebbia strumentale, dove sembra emergere un trittico di strumenti, completamente avvolto da un'unica amalgama densa e indistinta. (7.5)

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