Tra l'opzione del cambiamento e quella dell'imperterrita prosecuzione su terreni già egregiamente solcati, Cooper propende decisamente per la prima almeno a livello formale, poiché, pur innestando nella sua musica elementi inediti, non ne smarrisce le caratteristiche di fondo.
Similes appare dunque un nuovo e ancor più ardito esercizio di equilibrio, in bilico su un esile crinale che su un versante presenta le risultanze ottenute nell'album precedente e sull'altro vede l'inedita introduzione dell'elemento ritmico e di quello vocale. Il cantato dimesso e non proprio sicuro di sé di Cooper rappresenta una presenza eclatante, ma accanto ad essa continuano tuttavia a scorrere carsicamente dense coltri sonore, adesso in graduale transizione verso riflessi più luminosi e tessiture elettroacustiche mai tanto brulicanti.
Nelle otto composizioni di Similes (tre strumentali e cinque cantate), vi è infatti una reiterata intersezione di loop ipnotici, drone impalpabili e bozzoli di canzoni il cui incedere invariabile si dischiude sovente a semplici melodie pianistiche e a una miriade di riverberi liquidi e sognanti.
In siffatto contesto, il cantato è un elemento soltanto accessorio - una rifinitura, al pari dei suoni acustici e delle tenui increspature ritmiche - che si dipana sonnolento in parallelo ad altri rivoli armonici, parimenti indipendenti tra loro. Non mancano tuttavia nemmeno nebbiose correnti di drone e saggi di una luminosa ambience orchestrale, decisamente adeguata a fondersi con il timbro vocale discreto di Cooper. Ed è proprio in pezzi come "Weird Creatures" e, soprattutto, "Making Up Minds" che la transizione di Cooper a una sorta di cantautorato ambientale (!) viene coronata da successo, attraverso l'acquisizione di ulteriori spunti melodici da parte delle magistrali modulazioni che continuano a tener fede al marchio riconoscibile delle produzioni di Eluvium.
Seppure con modalità differenti rispetto al passato, in Similes Cooper conferma la sua ambizione di scompaginare stili e forme espressive, lungo linee guida vaporose e ancora una volta estremamente suggestive.
La faccia oscura di Similes, viene ben presto esplorata da Static Nocturne, traccia unica da cinquanta minuti pubblicata a fine 2010, in edizione limitata dall'etichetta personale di Cooper, Watership Sounds.
Lungo tutto il corso della composizione, in continua e febbrile evoluzione, non mancano saggi di emozionali partiture pianistiche, ma si tratta, tuttavia, soltanto di miniature immerse in un brodo primordiale estremamente saturo, che trae le mosse da field recordings e screziature rumoriste per enucleare un susseguirsi di folate ambientali brulicanti di un movimento ondivago, al cui interno densi filtraggi orchestrali dialogano con sciabolate noisy e una serie infinita di riverberi, che disegnano sfumature policrome, dando luogo a una risultante sonora di rara densità.
Se la metà scarsa del lavoro è improntata a una sorta di crescendo contrassegnato da sfrigolii rumoristi e accenni melodici scientemente relegati in secondo piano, il cuore della composizione cresce in asprezza dissonante, veicolando distorsioni che fungono da ideale contraltare ai levigati passaggi iniziali. Superata la mezz'ora della traccia, le brume attraverso cui si scorgevano esili strutture melodiche acquistano in spietata asprezza post-industriale, prima di scolorare nel lungo commiato degli ultimi dieci minuti, lunghissimo finale che scema in una ritrovata placidità di contenuto. Opera destinata a restare "minore", Static Nocturne esemplifica un senso di inaccessibilità e isolazionismo, che almeno per il momento restituisce Cooper al suo originario campo d'elezione: quello del filtraggio strumentale e delle densissime brume ambient-drone.
Altra momentanea deviazione dal percorso principale di Eluvium, Cooper la mette in pratica con la colonna sonora del film di Matt McCormick Some Days Are Better Than Others, firmata semplicemente col suo nome di battesimo.
Il legame inscindibile tra Cooper ed Eluvium ricorre tuttavia appieno anche nello scorrere dei trentacinque minuti di musica posti a corredo delle immagini. Inalterati sono i fondali aurorali di composizioni alle quali la destinazione alle immagini non consente tuttavia uno sviluppo particolarmente ampio, mentre un piano prominente viene spesso riservato a tutta una serie di organi vintage e tastiere dai toni sognanti e quasi giocosi, che modellano frammenti liquidi e abbracci pulviscolari, sospesi tra note analogiche e sequenze in dissolvenza.
Il breve dialogo tra sinuose partiture d'organo e paesaggi di brumosa stasi si snoda placido lungo tutte le composizioni, assumendo di tanto in tanto forme più strutturate, in particolare nei non molti casi in cui le durate dei brani superano i tre o i quattro minuti, come nella luminosa danza che scuote dolcemente la coltre ovattata della toccante "Camille And The Ocean".
Opera per sua stessa natura interlocutoria e disorganica, la colonna sonora rappresenta comunque una piacevole testimonianza dell'ispirazione di Cooper, artista che anche in occasioni come questa non manca di esplicare una classe che prescinde agevolmente dalle denominazioni sotto le quali i suoi frutti vengono di volta in volta sussunti.
Devono passare altri due anni prima che il musicista decida di rimettere mano al suo progetto principale. E quasi a voler rassimilare il fluire di un'onda pure nell'ipotetica traiettoria del suo stile, anche per Eluvium pare essere arrivato il momento di un cambio di verso. Dopo aver viaggiato a lungo verso riva, calcando di brano in brano sabbie sempre diverse, il processo s'inverte ed ecco dunque l'increspatura svanire, per tornare ad affondare nel mare d'origine. Così, Nightmare Ending funge da vero e proprio anello di congiunzione tra Copia e Similes, suonando come il disco mancato tra il 2007 e il 2010 di Cooper. La sua musica torna a farsi emotivamente disarmante nel paradisiaco incipit della splendida “Don't Get Any Closer” e nel suo sfumare nei droni fluenti à-la-Pan American di “Warm”, nell'acquarello sbiadito di “Sleeper”, nell'intangibile e delicata lacrima di “Covered In Writing” e nella gracile tempesta di “Rain Gently”. L'incontro sonoro tra il moto ondoso e la sua riproduzione nella musica di Eluvium avviene nell'immersione fennesziana di “Unknown Variation”, ma l'estetica dell'austriaco trasuda pure dal cuore pulsante di “By The Rails”, mentre la fumosa “Strange Arrivals” eredita con vigore dall'ultimo Harold Budd. Capitolo a parte lo meritano i quadretti per pianoforte: non c'è, questa volta, una “Prelude For Time Feelers”, ma lo spessore emotivo della riflessiva “Improptu (For The Procession)” e, soprattutto, della struggente “Entendre” rimane elevatissimo, così come quello di "Chime", unico episodio concesso alla chitarra e ai suoi riverberi. Ai congedi sono invece affidati i ponti con il futuro nel passato: “Evenom Mettle” mescola la miscela eterea con ritmi voraci, mentre “Happiness” si affianca all'ambient-pop di “Similes” grazie anche all'ospitata vocale di Ira Kaplan degli Yo La Tengo.
Dopo alcuni anni di apparizioni sporadiche e "minori", nel 2016 Eluvium si ripresenta con le sue sembianze più sfolgoranti in un nuovo, commovente connubio tra ambient e canto sacro, un'autentica esperienza spirituale. In False Readings On è come se i sampling di voci liriche e cori a cappella provenissero dai più struggenti requiem mai scritti. Uniti alle scie di chitarre e sintetizzatori, plasmate in una forma orchestrale dai contorni estremamente sfumati, essi giungono all'udito come la carezza della più amorevole delle madri.
Al suono di quell'inconfondibile organetto il mondo appare spogliato di qualsiasi orpello materiale e ideologico ritrovando un'unitarietà a lungo perduta. Persino i più umili interludi, confondibili con bozzetti giovanili dall'impianto amatoriale, un ascolto dopo l'altro lasciano filtrare un lucore di placida serenità, utile a riassorbire il carico emotivo delle tracce principali. La lunga suite finale, poi, sconfina nella pura trascendenza: un immenso coro di voci raggiunge la saturazione totale mentre la linea melodica va ad essa sovrapponendosi, giungendo a un apice debordante che somiglia a una visione eterna oltre il bene e il male.
A quasi dieci anni di distanza da Copia, Cooper firma un'opera che non ne costituisce un mero spin-off ma l'ideale passo oltre, la nuova consolazione a lungo attesa e infine trovata. False Readings On rappresenta, se non il suo capolavoro, quantomeno la consacrazione definitiva di quello che oggi è giusto chiamare Eluvium-sound, nonché della sua personalità artistica e della sua inarrivabile capacità di modellare con la sua musica la sfera emotiva dell'ascoltatore.
Nel 2017 Cooper realizza un breve esperimento che può trasformarsi in una suite ambient di durata infinita. Shuffle Drones è un mosaico di ventitré piccole tessere intercambiabili della durata di 32 secondi ciascuna (eccetto una, l'ultima della sequenza originaria): attivando una sequenza di riproduzione casuale, l'ascoltatore dà vita a un flusso sonoro il cui intento è di sfidare "le moderne abitudini di ascolto, e di proporre qualcosa di pacifico, complesso, unico e sempre cangiante".
E in effetti il caso può qui operare nel migliore dei modi, lasciandoci in balìa di un ascolto il cui fascinoso sviluppo si estende ad libitum senza incontrare alcun ostacolo o vizio di forma. Un disco ambient che ha la leggerezza di un’idea semplice e brillante: sommessamente poetico, rilassante e prêt à porter.
Due anni dopo una raccolta ribadisce il ruolo di Eluvium come uno degli iniziatori dell'attuale ondata modern classical, genere in seguito esteso al grande pubblico dai vari Frahm, Arnalds, Richter e Jóhannsson. Nell'ormai lonrano 2004 le miniature pianistiche di An Accidental Memory In The Case Of Death segnavano un considerevole punto di svolta per la frangia strumentale della musica indie. Così Pianoworks ne ripresenta per intero le composizioni, assieme a una selezione di brani da Copia e Nightmare Ending. Tutti inediti, invece, gli episodi del primo volume, sorta di manuale didattico ed emotivo per principianti della tastiera: tredici esercizi di studiata semplicità che perpetuano il più delicato romanticismo di Chopin e Satie tra valzer, notturni e quieti interni giorno fuori dal tempo.
Si ha così l'occasione di avere a portata di mano l’intero corpus di composizioni acustiche di Cooper, espressione nuda di un talento del quale, a distanza di quindici anni, continuano a maturare la lungimiranza e la solidità, sebbene già evidenti in tempi non sospetti.
Virga I (2019) nasce come primo di una serie di lavori ambient, abbozzato in solitudine in casa per l’isolamento forzato dovuta a una tempesta di neve. Tre lunghi brani tipicamente ambientali, forse addirittura si può arrivare a dire che questo sia l’album più tradizionale targato Eluvium. Se questo è vero, però è anche possibile che sia il più anonimo. Nonostante i vari ascolti e riascolti, i loop che si susseguono sembrano astrazioni fin troppo fredde, semplici tappeti sonori ripetuti senza una strada precisa. Probabilmente è un album basinskiano, ma non in grado raggiungere il pathos tragico del maestro, ancora capace nel 2020 con “Lamentations” di comunicare tragicità.
Tre lunghi brani, tra cui proprio la title track sembra il meno incisivo. "Abyss Forms" è classico brano di loop che gioca sul disfacimento sonoro del supporto. Nulla di nuovo ma è un brano in cui ci si può perdere. Non è dissimile il discorso per il finale “House Taken Over”, probabilmente il più intimo e riuscito, dove vi è una maggiore varietà e un residuo legame con la carriera precedente di Cooper. Non c’è un giudizio assolutamente negativo, ma l’impressione è che Cooper stia ancora cercando una nuova anima e che questo sia solo un lavoro di passaggio verso nuovi lidi.
Contributi di Matteo Meda ("Nightmare Ending") e Michele Palozzo ("False Readings On", "Shuffle Drones", "Pianoworks"), Valerio D'Onofrio ("Virga I")
| ELUVIUM |
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| Lambent Material (Temporary Residence, 2003) | 7 | |
| An Accidental Memory In The Case Of Death (Temporary Residence, 2004) | 8 | |
| Talk Amongst The Trees (Temporary Residence, 2005) | 6,5 | |
| Behind Your Trouble (Travels In Constants vol. 20 - mini) (2005) | 5,5 | |
| When I Live By The Garden And The Sea (mini) (Temporary Residence, 2006) | 6 | |
| Copia (Temporary Residence, 2007) | 8 | |
| Similes (Temporary Residence, 2010) | 7 | |
| Static Nocturne (Watership Sounds, 2010) | 6 | |
| Nightmare Ending (Temporary Residence, 2013) | 7,5 | |
| False Readings On (Temporary Residence, 2016) | 8,5 | |
| Shuffle Drones (Temporary Residence, 2017) | 7 | |
| Pianoworks (Temporary Residence, 2019) | 7,5 | |
| Virga I (Temporary Residence, 2019) | 6 | |
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| MATTHEW ROBERT COOPER |
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| Miniatures (Gaarden Records, 2008) | 6,5 | |
| Some Days Are Better Than Others (soundtrack, Temporary Residence, 2011) | 6,5 | |
| INVENTIONS (Matthew R. Cooper & Mark T. Smith) | ||
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| Inventions (Temporary Residence, 2014) | 6,5 | |
| Maze Of Woods (Temporary Residence / Bella Union, 2015) | 6 |
| Sito ufficiale | |
| Foto |