Ólafur Arnalds

re:member

2018 (Mercury Classics) | modern classical

Ogni compositore di formazione classica sviluppa una propria permeabilità alla tecnologia e agli strumenti elettronici: non tutti, in sostanza, sono disposti a demandare la propria espressività a elementi “estranei” o parzialmente indipendenti dal gesto musicale di un essere umano.
In tal senso, a differenza del comprimario e stretto collaboratore Nils Frahm, l’islandese Ólafur Arnalds ha sempre fatto poche eccezioni, rimanendo legato principalmente alla dimensione acustica di strumenti come pianoforte, orchestre d’archi e delicate percussioni. Eppure, due anni fa, la traccia conclusiva del progetto musical-cinematografico “Island Songs” ci coglieva di sorpresa per la presenza di due pianoforti meccanici ai lati dell’ensemble da camera, i tasti vorticosamente premuti da dita invisibili, eppure inequivocabilmente associabili al delicato gusto neoclassico di Arnalds.

Dopo una collezione di brani così fortemente legata alle sue radici nordiche, ecco dunque che il giovane autore azzarda un deciso passo avanti che si compie proprio attraverso il software Stratus, messo a punto assieme allo specialista Halldór Eldjárn: il suo utilizzo permette ad Arnalds di suonare su una singola tastiera e trasmetterne gli impulsi ad altre due, programmate in maniera tale da riprodurre in autonomia progressioni melodiche semi-generative.
In più occasioni viene così a crearsi una peculiare “polifonia” pianistica nella quale si intrecciano avvolgenti fraseggi minimalisti, a cominciare dallo splendore cristallino del brano iniziale che dà il titolo a “re:member” – quinto album solista, se escludiamo le colonne sonore.

Si tratterebbe di un equilibrio pressoché perfetto, se talvolta agli arrangiamenti già alquanto vivaci e sincopati non si aggiungessero dei più ingombranti pattern di ritmiche elettroniche (“inconsist”, “undir”) che finiscono col mettere a repentaglio quell’impronta intimista altrimenti inconfondibile. Nella seconda parte, inoltre, il compositore si cimenta volentieri con altri tipi di tastiere, i cui arpeggiati di stampo ambient riportano alla memoria proprio i tiepidi sviluppi stilistici di Frahm, sempre più affrancato dal linguaggio modern classical cui aveva contribuito in modo così determinante.
Pur non mancando gradite eccezioni alla regola (“unfold”, con la partecipazione di SOHN, e “ekki hugsa”) e tipici intermezzi squisitamente emozionali (“saman”, “momentary”), l’impressione è che ci sia sempre troppo calcolo nell’incastro delle singole parti, così che anche l’effetto di soave spontaneità riacquistato in terra natìa tende a dissolversi, almeno sino al dolcissimo finale di “nyepi” – quasi un’esile firma a matita, essenza stessa della mano e del cuore che ne tracciano il segno.

Più che un passo falso, quella di Arnalds è un’occasione sprecata laddove il solo sviluppo dell’interazione fra i pianoforti meccanici e gli interpreti in carne e ossa poteva essere la sufficiente ragion d’essere di “re:member”, coeso nel mood ma episodico nella forma, in fin dei conti piacevole ma non certo sorprendente.

(28/08/2018)

  • Tracklist
  1. re:member
  2. unfold (feat. SOHN)
  3. saman
  4. brot
  5. inconsist
  6. they sink
  7. ypsilon
  8. partial
  9. momentary
  10. undir
  11. ukki hugsa
  12. nyepi


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