Avventure cosmiche in lo-fi per la seconda uscita degli Spacemoth, il progetto retro-future della talentuosa producer californiana Maryam Qudus. Anticipato da uno chicchissimo live su KEXP (radio che meriterebbe un cavalierato per le sue scelte editoriali e stilistiche), questo “Inward Eye” è una moon-lamp di dream-pop psichedelico, una divagazione in un mondo indie-chic da technicolor desaturato. Il robotismo dei Devo incontra l’avant-nostalgia degli Stereolab, e produce dieci videomessaggi impressi su Vhs e spediti in orbita. Uno stile eclettico e ricchissimo, che sfrutta sapientemente le capacità evocative del comparto elettronico: ora impegnato a creare tappeti pulsanti e dilatati, ora imbizzarrito in battimenti e loop ipertrofici, accompagna la voce caleidoscopica della Qudus attraverso ambienti vivaci e malinconici, dove nostalgia e meraviglia si mischiano e piegano lo spazio-tempo.
“Do We Exist?” è il singolo di lancio e il manifesto dell’intero progetto: una ritmica dritta, basso e batteria secchissima, da new wave d’antan, immersa in un florilegio di sintetizzatori vintage e armonie astrali, scosse qui e là da schitarrate acide. Corpi, macchine, proiettori e proiezioni si fondono nei testi digital-esistenziali e costruiscono una poetica onirica e straniante.
Tra viaggi robotici alla Kraftwerk (“Internet Fantasy” e “North Star”), outtake dei migliori Ladytron (“Paper Cup” o “The Universe Next Door”) e qualche episodio dei Can più lisergici (“A Photograph Replaced My Mind”), l’album sostiene un ritmo leggero e godibile; i loop dei sintetizzatori e delle drum machine lanciano l’ascoltatore su una stellare autobhan e tutto si aggrega come una galassia aliena osservata da un oblò (ma chi guarda si è munito di una buona dose di peyote).
Dopo l’ottimo esordio di “No Past No Future” (2022, Wax Nine Records) Maryam Qudus centra un seguito superbo, con uno stile e uno smalto capaci di trascendere i tempi; la crasi di milioni di spunti, influenze, ricordi, echi, fumi e raggi laser, crea un affascinante buco nero che dilata tutte le esperienze, e ci proietta tra i pronipoti del tremila solo per farci tornare la nostalgica di quel bell’indie-pop di una volta, tutto amore e alienazione.
11/07/2026