Terzo album solista per Marc Valentine, già frontman dei Last Great Dreamers, curiosa riproposizione del new romantic nell’Inghilterra degli anni Novanta, a colpi di chitarroni grunge e melodicità pop. Marc Valentine in fondo è rimasto lì, presidia la sua zona, senza badare troppo a compromessi e mode del momento.
“Uncommon Side Effects” aggiorna un po’ la sonorità al 2026 e si muove sicuro sulle spalle di tutte le tradizioni power pop e pop punk; e quindi ecco l’energia, le melodie catchy e la produzione curatata e levigata (a cura di Dave Draper), per 28 minuti e 10 tracce. Niente di particolarmente diverso dai precedenti “Future Obscure” (2022) e “Basement Sparks” (2024), Valentine rimane fedele alla linea: chitarre luminose, tastiere vivaci, radiofonicità e un velo punk-glam ispirato a Buzzcocks, The Boys o “Sweet Jane” dei Velvet Underground.
I testi giocano con tematiche di alienazione urbana e ricerca di connessione autentica: stanchezza dal caos quotidiano, sogni romantici, solitudine e speranza in un mondo cinico. L’album vibra di endorfine giovanili contro la desidia esistenziale, con un ottimismo punk che invita a ballare e vivere intensamente.
“NY UAP”, apertura esplosiva dell’album, è costruita intorno a una melodia semplice e contrappone il disincanto urbano con la speranza di un segnale alieno; “High In The Underground” omaggia “Sweet Jane”, è tra i momenti (relativamente) più tesi e oscuri; l’opposto di “Tiger On Glass” e “Temporary Buzz”, energiche e trascinanti.
Per concludere, ecco un power pop distillato in purezza, che sfrutta l’energia e l’immediatezza del genere per non apparire come artefatto e manieristico, bensì urgente e vitale.
12/07/2026