Certamente non sono scozzesi i Nevicata dell'85. Lassù le nevicate sono decisamente più intense che nei territori della natìa Lombardia per i tre che, formatisi nel 2009, sono autori dell'omonimo datato 2011 e ora, da qualche settimane, pubblicanti il seguito "Secolo".
Nominati come la "copiosa" di metà anni Ottanta, colei che stupì per l'intensità e la quantità e chiuse scuole e attività per almeno 1-2 giorni, i Nevicata dell'85 sono Ivan Cortesi (chitarra, voce), Andrea Ardigò (Batteria) e Davide Catoggio (chitarra, basso).
Il post-rock lombardo piglia le liriche e il modo di interpretarle da Clementi, sotterrandole poi con il gelido panorama della pianura dell'inverno padano; le parole di Cortesi sono spaccati territoriali di terra grassa poi ghiacciata, comunque dotati di tensione positiva: pugni chiusi, testa che si alza lentamente, sguardo umile ma deciso.
Come le linee melodiche, ad attingere da Mogwai, God Is An Astronaut e appunto Massimo Volume, accensione di micce e esplosioni prototipiche di genere, con la batteria di Ardigò vero valore aggiunto nelle strumentali "Frammenti" e "Terra Che Attendo" e in generale. Le lamentose nenie e gli sfoghi circolari di chitarra, comunque presenti, s'incastrano però in un terreno a volte tempestato da pietre (lo stoner di "Diorama"), talvolta zuppo di pozzanghere di neve sciolta da una fiamma flebile ("Nostalghia").
Il momento è giunto, quindi; la strada dei ritorni è segnata dall'aratro bucolico dei tre, che non tarderanno ad imporsi come naturali successori di un filone ora fuori moda, ma che tornerà impetuoso tra qualche tempo.