Pissed Jeans - Honeys

2013 (Sub Pop Records)
noise-rock, postcore
Rieccoli, i “jeans incazzati”! Certo, li avevamo lasciati con un non proprio memorabile “King Of Jeans”, ma non bisogna adesso dimenticare che, poco prima, erano stati capaci di una bomba “party-killer spazz-noise” come “Hope For Men”, che arrivava dopo il già ottimo esordio di “Shallow”.
Per cui, con rispetto accogliamo questo loro quarto disco, che non ama i giri di parole e lo fa capire subito, lanciandosi a rotta di collo, come dei King Snake Roost duri&puri, tra le braccia di “Bathroom Laughter”.

C’è un piglio insieme scanzonato e assassino, in questo disco. E, a conti fatti, tanto basta per dire che, sì, i Pissed Jeans sono ancora vivi, carichi di bile, con i dischi hardcore dell’adolescenza sotto braccio (“Romanticize Me”, “Cathouse”, “Health Plan”), con le quattro barre nere dei Black Flag tatuate sul cuore (“Vain In Costume”), addirittura con Ozzy & co. a biascicare le loro peripezie doom (“Loubs”). Poco importa che, sostanzialmente, c’è nulla di nuovo sotto il sole. I fan saranno accontentati, mentre quelli di passaggio potrebbero sentirsi stuzzicati ad intraprendere il cammino a ritroso…

In mezzo a tutto questo armonioso disordine di corde, pelli, stacchi e allunghi, Matt Korvette si agita come un ossesso, desideroso di mettersi in mostra dinanzi ad uno dei suoi eroi più grandi: David Yow. Ma la band non è qui soltanto per schiamazzare inviperita. Cerca, anzi, di lavorare anche di cesello, finendo proprio per rivangare nella terra melmosa e deforme dei Jesus Lizard (“You’re Different (In Person)”, “Male Gaze”), ma anche tra i midtempo eroinomani dei Flipper (“Cafeteria Food”).
Come fare un tuffo nel tempo, senza starci troppo a pensare.

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