Dispiace davvero constatare la patente mediocrità del nuovo lavoro in studio (vero e proprio debutto dopo cinque anni di minime pubblicazioni errabonde) del trio londinese Electricity In Our Homes. La band, supportata peraltro da nomi rilevanti come Tim Burgess e
Colin Newman, appare afflitta da un peculiare rachitismo sonoro, poverissimo di scosse e sussulti.
Pezzi anemici come "As Fast As Lightning" o "Nothing, If Not Lovely" scadono ben presto in scialbe rimasticature post-punk, in bilico tra
Feelies, ciarpame C86 e
Wire, senza dinamica né propulsione ritmica. "Aching, Breaking, Shaking For You" o i due movimenti di "Drumming Around The Room" lasciano del tutto atterriti per la scrittura a dir poco rudimentale e a tratti anoressica. Considerata la bontà delle premesse, davvero una cocente delusione senza appello. Il birignao
barrettiano di "Play It Over" suona quasi come una beffa.
Visto che l'elettricità nelle nostre case è stata portata, qualcuno si adoperi affinché una luce si accenda nel buio più pesto.