Gruppo emiliano (capeggiato da Diego Bertani) gli Stoop hanno già all’attivo un long-playing, “Stoopid Monkeys In The House”, con cui risistemano l’esistenzialismo di Rem e Bob Mould, accompagnandolo con richiami quasi orchestrali, brio scenografico e cadenze lounge. Il secondo, “Freeze Frames”, cerca di ufficializzare la cosa senza innovazioni.
Lo specifico della band sono i cori gravi all’unisono, quasi litanie da camera, o - nell’intonazione - da colonna sonora quasi-gotica. Accorati nella ballata corale di “Remote”, gli Stoop trovano soprattutto un acuto nell’incipit di “Freeze Frame”, a citare l’“Harvest” di Neil Young. Il resto è piuttosto stereotipato (il noise-rock di “Migrations”, il pop alieno di “Machine”), ma trovano qua e là parti strumentali efficaci, come per la tromba sinfonica dissonante di “Our Modern Assaults”.
Tiepido raffronto di canzoni sofisticate, che però ribollono in produzione e qualità del suono con un diavolo per capello (con buona pace del titolo), ben poco “italiote”. Un videoclip per ogni traccia, visionabili dal sito ufficiale.