Quanta confusione in questo nuovo disco dei Valerian Swing, trio reggiano dalle ambizioni internazionali. La produzione, affidata a Matt Bayles (
Mastodon,
Isis,
Pearl Jam) e, se vogliamo, anche l'esecuzione di questo "A Sailor Lost Around The Earth" potrebbero anche giustificare queste ultime, se non fosse per il contenuto a dir poco massacrante del disco, alla costante ricerca di un colpo di coda, di una mossa a sorpresa. Poco estro intanto e, piuttosto, grande accademia (già si immagina il famoso archetto sulla chitarra) nel riproporre il post-rock d'ambiente dei
Sigur Rós o dei
Mogwai nelle tracce perlomeno più compiute ("It Shines", "A Sea In Your Divine Fast").
Il disastro totale si verifica infatti quando il gruppo tenta di metterci del suo (così parrebbe almeno). Nelle distorsioni
noise, nei
riffoni e gli assoli da
guitar hero, con tanto di
power chord e
bend spasmodici, i Valerian Swing provano a saltabeccare qua e là, in un grande saggio
math di impressioni frantumate e incomprensibili virate espressive ("How Far?", "Le Roi Cremeux"), orchestrando i più scolastici dei
quiet-loud, che permettono, se non altro, di ossigenare il cervello e guardarsi intorno, cercando di mettere insieme i tasselli di qualcosa che, purtroppo, non c'è.