Il sax tenore di Travis Lappante, quello alto di Darius Jones, la chitarra di Andrei Smiley e la batteria di Jason Nazary sono gli artefici del suono, feroce e dissonante, geometrico e convulso, dei Little Women.
“Throat”, primo album sulla lunga distanza per questo quartetto di Brooklyn (a tre anni dall’Ep d’esordio “Teeth”), fa pensare alle dinamitarde improvvisazioni guidate da
Peter Brötzmann, alla furia terroristica di
Alber Ayler, ma anche agli assalti a perdifiato dei
Lightning Bolt (“Throat I”). Se “Throat III” è, in tal senso, il momento più in compromissorio, “Throat IV” manifesta il lato più lirico dei Nostri (con uno
spiritual tortuoso che pur evidenzia qualche passaggio a vuoto), mentre “Throat VII” è un gioco di specchi assurdo per voci deliranti e grugniti sparsi.
I nostri conoscono a menadito le esperienze più importanti dell’avant-jazz americano (gli
slap-tonguing, i muggiti incolleriti” di “Throat V” e le sospensioni “metropolitane “Throat II” rimandano sia ad
Anthony Braxton che all’
Art Ensemble Of Chicago), ma c’è ancora molto da lavorare in fase di composizione, onde evitare, per esempio, di scivolare nella facile morsa di un interplay sicuramente burrascoso, ma anche un po’ fine a se stesso (“Throat VI”).
In ogni caso, se vi capita sottomano, dategli un ascolto.